Sicilystockphoto.com: Blog http://www.sicilystockphoto.com/blog en-us (C) S.Leggio/Sicilystockphoto.com info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Sun, 29 Oct 2017 00:02:00 GMT Sun, 29 Oct 2017 00:02:00 GMT http://www.sicilystockphoto.com/img/s/v-5/u78803008-o249779288-50.jpg Sicilystockphoto.com: Blog http://www.sicilystockphoto.com/blog 88 120 [Recensioni] Telescopio Newton GSO 200 f/4 http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/10/telescopio-newton-gso200 Telescopio Newton GSO 200/800 su montatura Skywatcher EQ5.Telescopio Newton GSO 200/800 su montatura Skywatcher EQ5.Telescopio Newton GSO 200/800 su montatura Skywatcher EQ5. Il GSO 200 f/4 è un telescopio a riflessione di tipo Newton, prodotto dalla Guan Sheng Optical. Con i suoi 800 mm di focale si tratta di uno strumento dal tubo corto, pensato soprattutto per l'astrofotografia dato il rapporto focale molto aperto. La GSO propone il suo Newton da 200 mm di diametro sia con tubo in alluminio che nella più leggera e rigida fibra di carbonio.

Strumenti simili

Oltre al 200/800 viene prodotto anche un modello leggermente più lungo e lievemente più economico, il 200/1000 f/5. Sul mercato italiano ed europeo il GSO 200/800 ha alcuni concorrenti: in primis l'analogo Skywatcher 200/800 e poi ancora l'Orion UK 200 f/4,5 ed il Vixen 200 SS. Di questi lo Skywatcher, "livrea" a parte, si presenta quasi gemello del GSO. A differenza di questo, all'interno del tubo sono presenti alcuni cerchi concentrici che fanno da diaframma, migliorando il contrasto. Il peso dello Skywatcher è superiore, essendo dichiarato di 10 Kg contro gli 8,5 Kg del GSO. Il modello Vixen sulla carta è il più blasonato ma, anche a fronte di opinioni non proprio entusiaste lette su internet, il prezzo triplo rispetto al GSO (intorno ai 1300 € per il solo tubo), non appare giustificabile. Trattandosi di uno strumento principalmente fotografico poi, nel Vixen appare clamorosa l'assenza di un focheggiatore micrometrico. Sotto un certo punto di vista sembra molto interessante la proposta Orion UK: è l'unico modello con focale di 900 mm e pertanto rapporto focale f/4,5. Si tratta anche dell'unico modello in cui (con costi differenti) è possibile optare per uno specchio con una determinata qualità ottica, certificata dal test accluso (lavorazione a 1/6, 1/8, 1/10 lambda). Gli specchi sono lavorati con cura e la cella del primario sembra ben fatto ma anche in questo caso vi sono diverse recensioni non troppo lusinghiere sulla qualità generale dello strumento (che ha un costo superiore rispetto ai cugini GSO e Skywatcher). Oltretutto il vero guadagno costi/benefici nell'avere uno strumento con un lambda migliore sono opinabili in condizioni di buon seeing. Insomma, nel confronto, in termini di costi e qualità, il GSO, tra le opinioni su internet esce a testa alta.

Dotazione

Acquistando solamente l'ottica Newton GSO 200 f/4 intubata sono compresi nell'acquisto anche il cercatore 8x50, il riduttore da 50,8 a 31,8 mm per gli oculari, l'alimentatore a batterie stilo per la ventola di raffreddamento dello specchio primario e  gli anelli per montare il tubo sulla piastra. Manca la piastra di tipo Vixen (o Losmandy) per montare il telescopio alla propria montatura ma sono presenti le viti per fissare gli anelli alla piastra. A meno che non ne siamo già in possesso è pertanto necessario l'acquisto di un'apposita piastra. Personalmente, per il montaggio su una montatura Skywatcher EQ5 ho optato per una piastra "piena" di lunghezza 21 cm che assicura una buona rigidità allo strumento. Nella confezione è' presente anche una prolunga Dotazione del GSO 200 f/4Dotazione del GSO 200 f/4Dotazione del GSO 200 f/4 da 50 mm, indispensabile per l'utilizzo visuale del telescopio. Senza questa infatti non si riuscirebbe ad andare a fuoco con gli oculari. Non sono compresi accessori quali oculari o accessori di regolazione e anche il manuale si riduce ad uno striminzito foglietto. Altro accessorio indispensabile da comprare a parte è un collimatore (Chesire o laser). Per i telescopi Newton in questa configurazione, infatti, una precisa collimazione è fondamentale per lavorare al massimo delle prestazioni. La configurazione ottica inoltre risente facilmente dei piccoli urti per cui è necessario verificare la corretta collimazione prima di ogni sessione osservativa. Lo schema ottico Newton molto aperto, inoltre, risente di coma, una distorsione ottica che fa sì che le stelle, ai bordi del campo, risultino allungate come piccole comete. Per uso fotografico (ed eventualmente visuale) è pertanto necessario anche l'acquisto separato di un correttore di coma adatto per rapporti focali f/4. Il prezzo di questo accessorio si aggira sui 150-200 €, è pertanto importante tenerlo in considerazione nel proprio budget.

Prime impressioni

Il GSO si presenta elegante e con il tubo in alluminio di un bel colore bianco perla. E' presente il tappo di chiusura in plastica del tubo ma, a differenza dei modelli di altre marche, questo non presenta una coppia di fori più piccoli, utili per la messa a fuoco con il metodo della maschera di Hartmann. Il focheggiatore ha un profilo corto ed è di tipo Crayford, 50,8 mm di diametro, dual speed con riduzione 1:10 per favorire una messa a fuco di precisione. Dietro allo specchio primario è montata una ventolina da computer, alimentabile a 12 V (con il portabatterie stilo in dotazione), pensata per favorire l'acclimatamento termico dello strumento. Sulla cella dello specchio primario sono presenti 6 viti: 3 bianche di blocco e 3 nere con molle per la collimazione del primario. Lo specchio secondario invece è collimabile tramite tre vitine con la testa a croce. Molti astrofili suggeriscono di sostituire tali viti con un sistema più comodo (es. le Bob's knobs) visto che l'operazione di controllo della collimazione sarà doverosa prima di ogni seduta osservativa. Al centro dello specchio principale è ripotato un piccolo cerchietto, utile per la collimazione del secondario tramite collimatore laser. L'operazione di collimazione risulta comunque semplice e veloce. Lo specchio secondario ha un asse minore di 70 mm, utile per l'illuminazione fotografica del campo ma che di contro porta anche notevole ostruzione. Questo, in aggiunta alla corta focale dello strumento, lo rende poco indicato per osservazioni lunari e planetarie e pensato soprattutto per l'astrofotografia deep-sky.

La qualità del focheggiatore lascia un po' a desiderare, dettaglio questo riportato su parecchi forum di astrofili. Sicuramente per impiego fotografico, a lungo termine è consigliabile la sostituzione del focheggiatore. Si tratta di un Crayford di 50,8 mm di diametro. Il riduttore a 31,8 mm è in dotazione. Il focheggiatore è dotato anche di movimento micrometrico. Nella parte bassa sono presenti due viti, una per regolare la fluidità del movimento e la seconda di blocco. Non risultano molto pratiche e, montando strumentazione pesante sul focheggiatore, rischia di spostarsi la messa a fuoco.

La "corsa" non è molto lunga, il backfocus dello strumento è risultato adeguato ai suoi usi. Agganciando una reflex digitale, con l'interposizione di un correttore di coma, non vi sono problemi di messa a fuoco, al fuoco diretto, sebbene questa sia quasi a fine corsa. Anche in proiezione d'oculare non risultano problemi di messa a fuoco. Per l'uso visuale, senza il correttore di coma, risulta indispensabile il tubo di prolunga in dotazione. Anche con questo, in alcuni casi, per raggiungere la messa a fuoco è stato necessario tirare un po' l'oculare verso l'esterno e fissarlo.

Trattandosi di un Newton molto aperto, il coma risulta evidente. Per uso fotografico (ma anche visuale eventualmente), un correttore risulta pertanto necessario. Esistono varie soluzioni, ad es. GSO, TS oppure Baader. Personalmente ho optato per il correttore Baader Planetarium mark III. Questo correttore è stato progettato appositamente per Newton molto aperti. Ponete attenzione nell'acquisto perchè non tutti i correttori arrivano a correggere strumenti aperti ad f/4. Per il corretto funzionamento la distanza tra la lente finale del correttore e i sensore della fotocamera (o ccd) deve essere di 55 mm con una tolleranza di 1 mm. Per gli utilizzatori di dslr Canon il tiraggio (la distanza tra il sensore e la flangia frontale) è di 44 mm per cui, associando l'uso ad un comune anello T2 di spessore 10 mm si raggiunge la giusta configurazione del treno ottico. Nello specifico il correttore Baader possiede già la filettatura adatta per l'anello T2.

Nell'uso visuale è la distanza tra l'ultima lente dell'oculare e quella del correttore che deve essere pari a 55 mm, occorrerà pertanto configuare il treno ottico con delle prolunghe che permettano tali misure. Ovviamente ogni oculare ha le proprie dimensioni e, pertanto, occorrerà configurare caso per caso.

Il cercatore 8x50 risulta ottimale per il tipo di strumento e nel caso di montature synscan, quasi superfluo. Gli anelli in dotazione risultano solidi e funzionali.

Prima luce del Newton con una rapida ripresa della galassia M33 da cieli suburbani.Prima luce del Newton con una rapida ripresa della galassia M33 da cieli suburbani.Prima luce del Newton con una rapida ripresa della galassia M33 da cieli suburbani. Nell'uso fotografico lo strumento stupisce per la sua rapidità, ponendosi a pieno merito tra gli astrografi. Sotto un cielo suburbano con un po' di inquinamento luminoso difficilmente si possono utilizzare tempi di posa superiori al minuto per l'eccessiva luminosità del fondo cielo. Alcuni test preliminari effettuati sia dalla città (mag. limite 2,5) che da cielo suburbano (mag. limite 4,5) hanno dato prova delle grandi potenzialità di questo strumento. La grande galassia M33 appare maestosa e perfetta per la focale di 800 mm dello strumento (che nel caso di una dslr con sensore ridotto, risultano ovviamente maggiore). Anche galassie più piccole e nebulose spiccano bene con tempi brevi. Il peso dichiarato dello strumento è di 8,5 Kg e risulta abbastanza stabile su una montatura tipo EQ5, a patto ovviamente di non aggiungere troppi accessori di peso e di fotografare in assenza di vento. Per autoguida o sensori pesanti sicuramente una montatura EQ6 risulta più stabile.

Per l'uso visuale i primi test hanno restituito immagini nella media, senza risultati strabilianti. Ovviamente si tratta di uno strumento principalmente fotografico e per uso visuale bisogna pianificare bene il proprio parco oculari. Con il suo diametro di 200 mm, in buone condizioni di seeing, lo strumento può essere spinto anche a 400x - 450x nell'osservazione planetaria. Occorrerebbero insomma focali di oculari cortissime o meglio delle lenti di Barlow per moltiplicare la focale. Queste rigorosamente apocromatiche per non perdere l'assenza di cromatismo, grande vantaggio degli strumenti a specchi.

Con oculari a focale lunga e bassi ingrandimenti, si può spazioare nel profondo cielo, avendo l'accortezza di usare in abbinamento il correttore di coma per gli oggetti estesi.

Il telescopio Newton GSO 200/800 è sicuramente consigliato e il rapporto qualità/prezzo appare ottimo. Prima dell'acquisto bisogna tenere presente che si tratta di uno strumento votato soprattutto alla fotografia a campo medio e stretto di oggetti deep-sky. La corta focale e grande ostruzione lo penalizzano sugli oggetti del sistema solare mentre per le grandi ed estese nebulose la focale di 800 mm può già risultare eccessiva. Lo strumento richiede molta precisione negli allineamenti e nell'uso degli accessori e non si pone, pertanto tra gli strumenti consigliati per i neofiti.

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia attrezzatura fotografia astronomica recensioni telescopi http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/10/telescopio-newton-gso200 Sat, 28 Oct 2017 23:55:11 GMT
[Archeoreportage] L'area archeologica di piazza della Vittoria a Siracusa http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/9/siracusa-santuario-piazza-vittoria Nel cuore della Siracusa moderna, appena a sud del santuario della Madonna delle lacrime, sorge l'area archeologica di piazza della Vittoria, scavata tra gli anni '70 e '80. Si tratta di un'area monumentale che ha restituito numerosissimi reperti, soprattutto oggetti votivi, dedicati a Demetra e Kore, oggi esposti nel settore B del museo archeologico "Paolo Orsi". Gli scavi hanno restituito una complessa statigrafia che testimonia l'occupazione del sito in diverse epoche storiche, in particolar modo dall'epoca classica fino a quella ellenistico-romana.

Area archeologica di piazza della Vittoria - SiracusaArea archeologica di piazza della Vittoria a SiracusaVeduta della strada e della fontana monumentale. In particolar modo è stata messo in luce un importante e largo asse viario, orientato in senso est-ovest. Nell'area archeologica è possibile seguire l'andamento della strada per circa 30 m ma, grazie ad una serie di saggi di scavo la si è potuta intercettare fino ai pressi dell'anfiteatro romano. La strada in basolato è databile al II-III sec. d.C. e sembra andasse a terminare in un arco monumentale nei pressi dell'odierna area archeologica della Neapolis. Al di sotto della strada romana si individua l'arteria ellenistica e, probabilmente, vi correva già una strada precedente. La rete viaria della Siracusa greca è ancora oggi una delle grandi questione aperte su cui dibattono gli studiosi. In particolar modo, nel corso degli anni si è ampiamente ipotizzato sull'identificazione della "via lata perpetua", citata da Cicerone nella descrizione che fa di Siracusa nelle Verrine. Recenti scavi preventivi, effettuati negli anni duemila, in concomitanza con la posa della rete fognaria nella borgata Santa Lucia, hanno permesso di individuare un'ampia strada che incrociava in maniera perpendicolare la via dell'area archeologica di piazza della Vittoria. Diversi studiosi ritengono che possa essere questa la via lata perpetua, ipotizzando anche in passato un accesso all'isola di Ortigia diverso da quello attuale, grazie ad un terrapieno nella zona dell'odierno porto piccolo. Altro punto ancora dibattuto dagli studiosi è l'ubicazione degli antichi quartieri. La strada di piazza della Vittoria potrebbe delimitare l'antica quartiere di Akradina.

Fontana monumentale di piazza della VittoriaArea di piazza della Vittoria a SiracusaDettaglio della fontana monumentale. Il resto archeologico meglio conservato nell'area in questione è una fontana monumentale in blocchi calcarei ben squadrati. La fontana, databile al V-IV sec. a.C. era direttamente adiacente alla strada. Alle spalle di essa è ancora visibile una canaletta idrica. Una nicchia poteva verosimilmente contenere una statua mentre alcune ipotesi ricostruttive la vogliono impreziosita da un porticato coperto con colonne.

La strada era fiancheggiata anche dal muro del temenos del santuario classico dedicato a Demetra e Kore. E' stato individuato solo il confine nord del santuario e l'angolo est. Nei pressi muro era presente un tempietto prostilo con una cella, fronteggiata da un altare. Purtroppo l'edifico sacro venne abbattuto e livellato in epoca ellenistica per costruirvi un sovrastante quartiere con abitazioni private. Del tempio rimane soltanto il fossato quadrangolare delle fondazioni, ampio circa 10x18 m e alcune assisi di spiccato. L'identificazione della divinità a cui era dedicato il santuario è stato possibile grazie al ritrovamento di numerosissime statuette ex voto dedicate al culto di Demetra e Kore. Tali statuetta costituiscono oggi un'importante sezione del settore B del museo archeologico. Le statuette erano conservate in delle stipi votive a nord del tempio. Fondamenta del tempio di piazza della VittoriaArea di piazza della VittoriaFossato con le fondazioni del tempio di Demetra e Kore. Il complesso templare è stato in uso tra il V e il IV secolo. Alcuni hanno voluto vedervi il santuario di Demetra e Kore citato da Diodoro Siculo a proposito del saccheggio del Cartaginese Imilcone nel 396 a. C. Scavi successivi però hanno permesso di individuare un'ulteriore area sacra al di sopra del ninfeo del teatro greco, con la quale oggi generalmente si identifica tale santuario.

L'area archeologica di piazza della Vittoria risulta di grande interesse per i reperti che ha restituito e per la lettura dell'urbanistica della Siracusa greca. Attualmente manca però ancora di quegli ausili illustrativi che consentirebbero di leggere al meglio i resti archeologici e, purtroppo, l'area risulta chiusa e visibile solo dall'esterno.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) archeologia archeoreportage piazza della vittoria siracusa http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/9/siracusa-santuario-piazza-vittoria Thu, 07 Sep 2017 23:07:06 GMT
[Recensioni] Filtro Astronomik EOS clip UHC-E: prime impressioni http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/6/filtro-astronomik-uhce-impressioni Filtro Astronomik UHC-E, nella versione EOS-ClipFiltro Astronomik UHC-E, nella versione EOS-ClipFiltro Astronomik UHC-E, nella versione EOS-Clip Dell'utilità che può avere un filtro contro l'inquinamento luminoso, nei contesti pieni di luci delle nostre città, ho già accennato in questo articolo.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di toccare "con mano" uno di questi filtri, per l'esattezza l'Astronomik UHC-E (Ultra High Contrast), nella sua versione Eos-clip. Il filtro è stato utilizzato in abbinamento ad una fotocamera Canon Eos 70D, con un obiettivo Sigma 70-300 apo oppure con un rifrattorino Bresser 70/700 acromatico. Di seguito le prime impressioni su questo filtro, ovviamente senza alcuna pretesa di recensione tecnica.

L'UHC-E ha un costo di poco più di 100 € (2017) e si inserice ad incastro nel corpo macchina delle fotocamere Eos con sensore a formato ridotto, subito davanti allo specchietto. Di contro non può essere utilizzato con obiettivi EF-S in quanto questi andrebbero a sbattere contro il filtro. Risulta però perfetto abbinato ad es. al Sigma 70-300 apo che uso frequentemente per riprese astrofotografiche a largo e medio campo.

L'Astronomik arriva in una comoda scatoletta di plastica, ben ammortizzato nella gomma piuma. Ciò che meraviglia è la totale assenza di un foglio di istruzioni o di un qualsivoglia grafico indicante la banda passante del filtro.

Il filtro Eos-clip inserito nella fotocameraIl filtro Eos-clip inserito nella fotocameraIl filtro Eos-clip inserito nella fotocamera Ad ogni buon conto, mi ero già documentato ovviamente prima dell'acquisto ma data la spesa, non altissima ma neanche irrisoria un opuscolo informativo sarebbe stato ben gradito.

Il filtro, come promesso si incastra nella cella della fotocamera. Nel mio caso c'è un pochino di giogo ma nulla di eccessivo.

Alle prime prove risulta evidente che il filtro aiuta effettivamente a filtrare la luce artificiale, limitandosi ovviamente alle lampade al Mercurio o al Sodio mentre quelle al led o le vecchie lampade a incandescenza fanno luce su tutto lo spettro. Di contro però introduce anche un pesante gradiente verde-bluastro. Questo è citato anche su parecchi forum di astronomia, meno nelle descrizioni commerciali.

Effettuando riprese astrofotografiche urbane, dal balcone di casa, il mio principale problema era un gradiente più luminoso nella parte bassa del campo di ripresa, dovuto ovviamente alle luci cittadine. Questo gradiente in post-produzione risultava sempre piuttosto difficile da togliere. Con l'utilizzo dell'Uhc-E il gradiente scompare ma di contro vi è la dominante verde di cui sopra, anch'essa molto ostica da eliminare in post-produzione con i software di fotoritocco. Il problema ovviamente non si pone per immagini in bianco e nero ma da parte mia ritengo che i colori di alcuni oggetti astronomici ne arricchiscano il fascino. Al momento le prove effettuate sono state fatte con bilanciamento del bianco impostato su "luce diurna". In seguito proverò se settaggi appositi permetteranno di ridurre questo problema oppure se settaggi alternativi del software Deep Sky Stacker, in fase di elaborazione, consentano di ovviare.

Il filtro è risultato poco utile per la ripresa di oggetti stellari. Infatti, sebbene diminuisca la luce artificiale in fase di ripresa, esso filtra anche la luce delle stelle che ovviamente emettono luce sull'intero spettro luminoso. Ne risulta un allungamento dei tempi di posa, con conseguenti maggiori possibilità di errore di inseguimento e, tutto sommato, i risultati finali sono molto simili a quelli ottenuti senza filtro.

Ho fatto anche un tentativo su una cometa non troppo luminosa, anche in questo caso senza grandi risultati. Aiuta invece decisamente nella ripresa di oggetti nebulosi, come, d'altro canto, deve anche essere. Le nebulose infatti emettono luce solo in una parte dello spettro luminoso. Riprendendo ad esempio la nebulosa planetaria M27, anche sullo schermo della fotocamera si poteva già notare in maniera evidente l'oggetto deep-sky. Maggiore contrasto sul cielo quindi mentre la luce della nebulosità passa per intero. La mia fotocamera non è modificata e pertanto non risulta pienamente sensibile nell'H-Alfa o nell'OIII ovvero nei rossi delle nebulose. Sicuramente con una fotocamera modificata si possono ottenere risultati ancora migliori. Di seguito un'immagine della nebulosa planetaria M 27 "Dumbell", effettuata con il filtro UHC-E, dopo un'opportuna post produzione. Si tratta di 80 immagini da 40" riprese al fuoco diretto di un economico rifrattorino acromatico Bresser Skylux 70/700. Lo strumento era montato su una montatura Skywatcher EQ5 senza autoguida. Si sono utilizzati 15 dark e 15 flat per la calibrazione. La post produzione è stata effettuata con Deep Sky Stacker e Adobe Photoshop CS6. Appena si cominciano a "stirare" le curve appare evidente la dominante verdastra che può essere ridotta con i vari strumenti di Photoshop o con alcuni script come Astrotools. La macchina è stata impostata a 3200 iso per cui anche il rumore di fondo risultava abbastanza importate vista la luminosità media del fondo cielo. Insomma, il filtro aiuta e può darci maggiori soddisfazioni fotografando dalla città ma, sicuramente, non potrà mai sostituire un buon cielo di campagna.

Nebulosa planetaria M27 nella costellazione della VolpettaM27 in VulpeculaImmagine della nebulosa planetaria "Dumbell", M27 (NGC6853), ripresa con pesante inquinamento luminoso, dai cieli di Siracusa.
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Dimensioni apparenti: 8'x5',6
Magnitudine apparente: 7,5
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Dati fotografia
Strumentazione: Canon 70D + Rifrattore Bresser Skylux 70/700 su montatura Skywatcher EQ5 Synscan.
Filtro Astronomik Uhc-E, Eos-clip
Immagine ripresa al fuoco diretto, senza l'ausilio di autoguida.
Exp. 80x40" a 3200 iso + 15 dark e 15 flat.
Elaborazione tramite Deepskystacker e Photoshop CS6.
L'immagine è stata ripresa dal cielo urbano di Siracusa.
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Licenza d'uso:
Creative Commons
Immagine di libero utilizzo lasciando inalterato il watermark in calce all'immagine.

 

 

 

 

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia atrezzatura filtri fotografia astronomica recensioni http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/6/filtro-astronomik-uhce-impressioni Tue, 20 Jun 2017 11:48:04 GMT
In onore del Lidlscope http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/4/in-difesa-del-lidlscope Bresser Skykux 70/700Il Lidlscopeovvero il rifrattore Bresser Skylux 70/700 Il "Lidlscope" è un piccolo telescopio rifrattore pensato per muovere i primi passi nel mondo dell'astronomia amatoriale. In realtà, il suo nome reale sarebbe Bresser Skylux 70/700, ma con una buona dose di ironia, nel corso degli anni, si è meritato tra gli astrofili il soprannome di Lidlscope per via del fatto che è stato più volte proposto in offerta presso la celebre catena commerciale a prezzi molto abbordabili. Il mio incontro col Lidlscope è avvenuto una decina di anni fa, quando in realtà ero ormai astrofilo da parecchi anni. Non è stato quindi il mio primo telescopio: nel corso degli anni avevo utilizzato un mitico Newton Konus 114/1000, sfruttato fin quasi alla decomposizione della sua montatura in legno e poi venduto per acquistare di seconda mano un Dobson 250/1200 con ottiche Zen. Un improvviso trasloco mi ha portato però a riorganizzare l'utilizzo della mia strumentazione astronomica: da un villetta fuori città con un comodo stanzino in terrazzo sono andato ad abitare al centro di una città di medie dimensioni, con il lato ovest quasi totalmente chiuso da palazzi ed una stretta finestra osservativa sul balcone ad est. L'ubicazione al quarto piano ha presto spento la mia voglia di traslocare costantemente il Dobson 250 per raggiungere cieli bui e l'impossibilità di utilizzarlo dal balcone mi ha portato a cercare una rapida soluzione per avere qualcosa di piccolo e leggero con cui "buttare" una rapida occhiata al cielo anche da casa. Ecco che la sorte mi portò in mano un volantino del Lidl e dopo pochi giorni cominciò la mia relazione col Lidlscope.

Qualche considerazione sullo strumento

Mi capita spesso sui vari forum di astronomia di leggere richieste di consigli di giovani astrofili in erba che chiedono informazioni riguardo ad un piccolo strumento che intendono acquistare. Purtroppo trovo spesso fuorvianti se non arroganti le risposte che tendondo a essere del tipo: "piuttosto che un telescopio economico comprati un binocolo fin quando non ti potrai permettere almeno un apocromatico...". In questi casi mi trovo a ripensare ai miei 13-14 anni ed ai miei primi passi nell'astronomia amatoriale e mi trovo in completo dissenso. Per chi vuole avvicinarsi ad un certo tipo di astronomia è sicuramente meglio un piccolo telescopio economico, tutt'altro che perfetto, piuttosto che un discreto binocolo. I due tipi di strumenti non sono comparabili in quanto a finalità e modi di utilizzo.

Accessori del LidlscopeAccessoriAlcuni degli accessori in dotazione al Bresser Skylux Il Lidlscope, nello specifico lo ritengo perfetto come primo telescopio. La confezione che con poche decine di euro portai a casa conteneva il rifrattorino acromatico 70/700, una piccola montatura equatoriale manuale tipo EQ2, 3 oculari di focali diverse, un prisma ed una lente di Barlow. Il telescopio ovviamente risente di cromatismo ma permetterà già di effettuare le prime entusiasmanti osservazioni astronomiche: perdersi tra i crateri lunari, vedere le fasi di Venere, gli anelli di Saturno e intravedere le bande di Giove. Dalla città possiamo sperare di vedere anche gli oggetti deep-sky più luminosi: la galassia di Andromeda (M31), ammassi aperti come il Presepe (M44) e la nebulosa di Orione (M42). Il cercatore abbinato al Bresser Skylux è piccolo ma funzionale, per puntare con facilità gli oggetti. La montatura con treppiedi metallico è sufficientemente stabile per uso visuale e per i primi tentativi di fotografia senza motorini di inseguimento.

La montatura è dotata di cerchi graduati in ascensione retta e declinazione ma, dato il diametro molto piccolo, sono del tutto inadatti allo scopo. Il puntamento degli oggetti non visibili ad occhio nudo andrà fatto "come facevano gli antichi": con un atlante stellare, il cercatore e lo star-hopping da una stella all'altra. In ogni caso è un'ottima occasione per prendere confidenza con il concetto di montatura equatoriale, con la rotazione della volta celeste e l'allineamento polare risulta comunque utile per poter seguire gli oggetti utilizzando solamente il movimento micrometrico in ascensione retta. In conclusione, il rapporto prezzo/prestazioni del Lidlscope è senz'altro molto buono.

 

 Il Lidlscope e la fotografia astronomica

Avevo abbandonato da anni la fotografia astronomica anche perchè in particolar modo nell' "era della pellicola" era un hobby estremamente costoso che spesso ripagava solo con modesti risultati. L'avvento del digitale e soprattutto l'acquisto di una reflex usata (la storica Canon eos 300d digital rebel) mi fecero venire la voglia di fare qualche scatto al cielo. Non ricordo se fu in occasione di un'eclisse di Luna o dell'eclisse parziale di Sole ma stà di fatto che decisi, senza spendere troppo e senza troppe aspettative in termini qualitativi di provare a usare il rifrattorino Bresser anche nell'astrofotografia.

Il rifrattorino come astroinseguitore manuale

Telescopio con supporto fotocamera in parallelo.Supporto paralleloIl telescopio con il supporto per la fotocamera in parallelo, autocostruito. Sul mio vecchio riflettore Newton 114/1000, venduto ormai da anni, disponevo di un piccolo motorino in ascensione retta, a velocità fissa che mi aveva regalato qualche piccola soddisfazione. La mia prima tentazione fu di motorizzare il Lidlscope ma poi, vedendo i prezzi sui cataloghi, decisi che non ne valeva decisamente la pena. Spendere 100 € per motorizzare un telescopietto con una montatura alquanto instabile è piuttosto folle. In un attacco di autocostruzione pensai di costruire una piastra per la fotografia in parallelo, da usare con inseguimento micrometrico manuale. Utilizzando focali basse poteva funzionare. Ero memore dell'esperienza di un amico che tanti anni prima si era autocostruito una piastra equatoriale in legno (se ne trovano ancora progetti in rete) e la aveva utilizzata con qualche soddisfazione. Con una piastra metallica di quelle utilizzate per fissare antenne e parabole ho creato una sorta di supporto parallelo ma poi, all'atto pratico non sono mai arrivato ad utilizzarlo.

Fotografare con il Lidlscope senza inseguimento: Luna, Sole e pianeti

Va premesso che per collegare una fotocamera reflex al focheggiatore da 31,8 mm del Bresser Skylux occorre acquistare un adattatore supplementare ed un anello T2 adatto per la marca della nostra fotocamera. Nel frattempo esistono anche adattatori per collegare piccole fotocamere compatte o smartphone ma in questo campo non ho mai fatto esperimenti.

Luna - 13° giorno col LidlscopeLuna al 13° giornoLuna ripresa il 27/2/2010 con il Lidlscope + Canon 300D al fuoco diretto, 1/250" a 400 iso L'oggetto più semplice da fotografare è sicuramente la Luna: collegando la fotocamera al fuoco diretto del telescopio, cioè senza interporre oculari, con una reflex aps-c, la Luna apparirà per intero sul fotogramma. Data la luminosità della Luna, la messa a fuoco è piuttosto agevole. E' consigliabile utilizzare uno scatto remoto o l'autoscatto per ridurre le vibrazioni.

Ben presto viene anche voglia di scattare a maggiore ingrandimento, cosa possibilissima con un piccolo tubo di prolunga che permette di utilizzare il telescopio in "proiezione d'oculare" oppure con una lente di Barlow (anche quella in dotazione ma meglio procurarsene una di migliore qualità). Di seguito un'immagine realizzata in proiezione dell'oculare Kellner da 9 mm in dotazione. Si può sempre riprendere un Appennini lunariDettaglio degli Appennini lunariCanon 70D + Rifrattore Bresser Skylux 70/700 in proiezione d'oculare K9, senza inseguimento. Elaborazione di filmato da 18 sec. singolo fotogramma ma se si dispone di una fotocamera in grado di realizzare filmati, per la luna e i pianeti conviene sempre utilizzare la tecnica del "lucky imaging", consistente nel riprendere dei brevi filmati da 500 o più frame ed elaborarli in post-produzione tenendo solo i frame migliori. Il motorino di inseguimento non è necessario sebbene la sua assenza riduca la quantità di frame che potremo utilizzare.

Fotografare il Sole

Non si finirà mai di ripeterlo abbastanza: non bisogna mai puntare il Sole con un telescopio o qualsiasi altro strumento ottico senza gli opportuni filtri. Ne potrebbero conseguire danni permanenti alla vista. Il Lidlscope non è dotato di filtro solare ma presso qualsiasi negozio di accessori astronomici si trovano dei filtri per l'osservazione e la fotografia del sole in luce bianca, a prezzi non eccessivi. Tali filtri sono realizzati con un sottile materiale chiamato "astrosolar". Nel mio caso è stato acquistata solo la pellicola filtrante e il supporto per il filtro è stato autocostruito. In tal modo è possibile vedere la fotosfera solare con le se macchie e in alcuni casi le facole. Fotosfera solare - 21/4/2012Fotosfera solare - 21/4/2012Rifrattore Bresser 70/700 + fotocamera Canon 300d con l'ausilio di un filtro Astrosolar. Exp. 1/250" a 400 iso. Come per la Luna è possibile sia la fotografia al fuoco diretto che quella in proiezione d'oculare. Occorre però dire che durante la giornata la turbolenza atmosferica è molto maggiore che nel corso della notte e per tale motivo difficilmente riusciremo ad ottenere immagini nitide ad alti ingrandimenti sul Sole.

Il rifrattore Bresser ed i pianeti più luminosi

I miei tentativi di ripresa, nel corso degli anni, si sono limitati ai pianeti più luminosi: Venere, Marte, Giove e Saturno. Probabilmente si riuscirebbe anche a riprendere la fase di Mercurio ma non ho mai tentato essendo circondato da palazzi che limitano la mia vista dell'orizzonte. Urano e Nettuno apparirebbero puntiformi mentre Plutone sarebbe oltre le possibilità del telescopio senza motorino di inseguimento. Venere, al contrario della facilità con cui risulta visibile ad occhio nudo, risulta invece un oggetto piuttosto ostico al telescopio. Le fasi del pianeta sono ovviamente facilmente fotografabili ma dettagli nella spessa coltre di nubi del pianeta, sono difficili anche per strumenti con un diametro ben maggiore ed appositi filtri. Oltretutto la luminosità del pianeta crea molto cromatismo ai bordi per cui è consigliabile convertire l'immagine in bianco e nero in post-produzione. Su Marte, quando si trova in opposizione propizia si possono riprendere alcuni chiaroscuri della superficie e luminosa calotta polare. Può essere appassionante seguire il pianeta giorno per giorno per catturarne dettagli sempre diversi. Sul gigante dei pianeti, Giove, si rivelano con facilità le bande principali, la SEB e la NEB, che sono invece malamente visibili ad occhio nudo. Nelle serate con il seeing migliore si può sperare anche in ulteriori dettagli. Anche in questo caso ci si può divertire, ad es. organizzandosi per riprendere la macchia rossa oppure si può sovraesporre il disco del pianeta per riprendere i satelliti galileiani. Anche le ombre dei satelliti principali su Giove dovrebbero essere alla portata dello strumento. Su Saturno sono riuscito a riprendere un accenno della divisione di Cassini sugli anelli ed un accenno di banda polare. Insomma, ci si può sbizzarrire anche sul sistema solare. In questo caso, con scatti singoli si otterrà difficilmente qualcosa per via del seeing che influisce negativamente sulle foto e si consiglia di utilizzare sempre filmati e la tecnica del lucky imaging, esposta sopra. Occorre anche dire che il cromatismo risulta evidente nelle immagine ma con software come Registax e Photoshop, anche questo può essere parzialmente corretto.

Venere - 15/2/2017Venere - 15/2/2017Le fasi di Venere come visibili nel rifrattore Bresser. Marte con il LidlscopeMarte - 5/6/2016
Giove - 14/3/2016Giove - 14/3/2016Rifrattore Bresser 70/700 su montature Skywatcher EQ5 + Canon EOS 70D. L'immagine è stata ottenuto mediando circa 1000 frame tramite Registax. Saturno - 4/6/2016Saturno - 4/6/2016Rifrattore Bresser 70/700 su montature Skywatcher EQ5 + Canon EOS 70D. Ripresa in proiezione d'oculare, 1300 frame.

 

Un passo in più: sostituire la montatura ed avventurarsi nel profondo cielo

Quanto esposto finora era essenzialmente tutto ciò che si può riprendere col Lidlscope, con il suo kit di base e magari qualche accessorio non troppo costoso (adattatore fotografico per la fotocamera, filtro solare). Ho già chiarito sopra che ritengo eccessiva la spesa per motorizzare la leggera montatura in dotazione al Bresser Skylux. Si può però pensare di sostuire quella montatura con una più stabile e motorizzata. In questo caso, personalmente, ho un po' sovrabbondato. Un'occasione mi ha fatto infatti acquistare di seconda mano una montatura Skywatcher EQ5 dotata di Synscan. Anche una più leggera ed econonica EQ3.2 può però andare benissimo. Il variatore di velocità o il puntamento automatico sono lussi molto comodi ma un astrofilo accorto può anche farne a meno. Con un motorino di inseguimento in ascensione retta il divertimento fotografico offerto dal nostro telescopio 70/700 si moltiplica. Innanzitutto otterrete risultati migliori nelle riprese lunari e planetarie. Il motorino vi consentirà infatti filmati più lunghi da cui estrapolare i frame migliori (alcune delle foto planetarie sopra pubblicate sono state effettuate con la nuova montatura e l'inseguimento). Potreste poi avventurarvi anche in qualche semplice fotografia deep sky.

Ancora una volta leggendo i consigli di molti troverete che focali da 700 mm richiedono per forza un complesso e costoso sistema di autoguida per correggere gli inevitabili errori dell'inseguimento. Con determinati limiti non è vero. Basta avere coscienza dei limiti dei risultati che si possono ottenere. Con un buon allineamento polare ed un buon bilanciamento della montatura, si può inseguire senza guida al fuoco diretto dei 700 mm anche per 60 secondi e forse più. Vari metodi come il Bigourdan consentono di affinare la qualità dell'allineamento polare.

Sicuramente uno dei primi oggetti che vien voglia di fotografare è la nebulosa di Orione, che a questo punto diventa quasi un oggetto facile, anche sotto cieli urbani. Ebbene, scrivendo questo articolo mi sono reso conto che proprio per questo oggetto, non ho effettuato riprese con il rifrattore 70/700 ma M27 "Dumbell" - Nebulosa planetariaM27 "Dumbell" - Nebulosa planetariaRifrattore Bresser Skylux 70/700 + Canon 70D non modificata al fuoco diretto. Inseguimento tramite montatura Skywatcher EQ5 senza autoguida.<br/> 40x15 sec. + 21 dark, 15 flat, 9 bias a 4000 iso. Luogo: Siracusa, centro urbano.

solo con l'obiettivo da 300 mm che, in questo caso, risulta anche sufficiente. Sul fronte delle nebulose, allo stato attuale, l'unico oggetto nella mia collezione è la nebulosa planetaria, M27 "Dumbell", nella costellazione della Vulpecula. Sul fronte delle nebulose a porre ostacoli, più che il rifrattore che in quanto a diametro e focale potrebbe anche essere ottimale, è la reflex. Le fotocamere commerciali sono infatti dotate di fabbrica di un prefiltro che taglia in parte anche la luce delle nebulose a riflessione. La planetaria M27 è stata ripresa con la tecnica dello stacking. Potremmo semplicemente effettuare un'unica fotografia e fermarci là. Soprattutto ad alti ISO, però, questa risulterebbe molto rumorosa. Effettuare una serie di fotografie identiche, alcuni fotogrammi di calibrazione ed elaborare il tutto con appositi software quali il gratuito Deep Sky Stacker, consente di ottenere risultati migliori o, tecnicamente un miglior rapporto segnale-rumore. Nella ripresa di M27 il rumore di fondo è ancora parzialmente visibile, con un numero maggiore di fotogrammi si sarebbe ottenuto un risultato migliore.

M15 - Ammasso globulare in PegasoM15 - Ammasso globulare in PegasoLidlscope 70/700 su montatura EQ5 + Canon 70d al fuoco diretto. 50 fotogrammi da 30" a 640 iso. Ripresa effettuata dal centro urbano. Le fotocamere reflex risultano invece molto meno svantaggiate nel riprendere ammassi stellari che brillano sull'intero spettro luminoso. Allo stato attuale non ho fatto test del Lidlscope su ammassi aperti anche perchè spesso la focale di 700 mm risulta già eccessiva per questo tipo di oggetti celesti. Mi sono concentrato maggiormente sugli ammassi globulari di cui sono presenti diversi oggetti nell'apposita galleria fotografica. Oltre ad un buon allineamento polare della montatura occorre prestare un po' di cura nella messa a fuoco. Una sfocatura potrebbe in parte vanificare un lungo lavoro. Qui di fianco uno degli ammassi globulari più spettacolari del cielo boreale: M15 nella costellazione di Pegaso.

Passiamo infine agli oggetti astronomici più distanti che riusciremo a fotografare col nostro fido Lidlscope: le galassie. La più celebre e luminosa è senz'altro M31, nota anche come galassia di Andromeda. E' così estesa e luminosa da poter essere percepita anche ad occhio nudo, sotto cieli bui. E' una facile preda per il nostro rifrattorino, anzi, forse è fin troppo estesa per la sua focale. Col Lidlscope possiamo spingerci anche su oggetti più difficili e deboli, utilizzando le tecniche opportune. Ecco un esempio con un oggetto abbastanza al limite delle possibilità strumentali ma è stato comunque possibile riprendere dal centro cittadino di Siracusa. Si tratta della galassia Vortice, M51, con la sua compagna interagente.

M51, galassia "vortice"M51, galassia "vortice"Immagine di M51 (NGC 5194). Canon 70D + Rifrattore Bresser Skylux 70/700 su montatura Skywatcher EQ5. Immagine ripresa al fuoco diretto, senza l'ausilio di autoguida. Exp. 100x30 sec, a 1600 iso + 15 dark e 15 flat.

 

E' ovvio che il rifrattore Bresser Skylux è solo un telescopio entry-level, per muovere i primi passi tra le stelle. Con questo piccolo post volevo però dare un assaggio di alcune possibilità alla portata di questo strumento. Sono foto riprese sotto un cielo con un medio inquinamento luminoso e non sempre con tecnica perfetta. I risultati alla portata del Lidlscope sono pertanto questi ed altri e pertanto non può che essere un economico primo acquisto per chiunque voglia avvicinarsi all'astronomia e "farsi le ossa" sia nel campo visuale, che in quello fotografico, senza spendere cifre spropositate. Saranno queste prime esperienze a far capire poi meglio quali sono le osservazioni che più ci appassionano ma anche quali sono le difficoltà nell'utilizzo di uno strumento ottico e a farci col tempo protendere verso la miglior scelta per passare ad un livello successivo.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) ammassi globulari astrofotografia attrezzatura fotografia astronomica galassie lidlscope pianeti http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/4/in-difesa-del-lidlscope Sat, 08 Apr 2017 22:33:27 GMT
Reflex e filtri contro l'inquinamento luminoso http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/3/filtri-inquinamento-luminoso-reflex Startrail urbano da SiracusaStartrail urbano da SiracusaSolo le stelle più luminose risultano visibili mentre è evidente come aumenti l'inquinamento luminoso nella parte inferiore dell'immagine. L'inquinamento luminoso ovvero l'eccessiva e incontrollata illuminazione del cielo notturno è la grande piaga che affligge gli astrofili, in particolar modo quelli che, per varie ragioni, hanno solo di rado la possibilità di effettuare lunghi spostamenti notturni verso le zone buie, distanti dai grandi centri abitati. Per amore dell'astronomia ci si rassegna allora a osservare e magari anche a fotografare da casa, dal balcone o dal terrazzo, fortemente disturbati dall'illuminazione cittadina, che inesorabilmente contaminerà i nostri scatti.

Gli Americani hanno fatto buon viso a cattivo gioco e hanno addirittura coniato il termine "urban astronomy" con tanto di articoli e libri sull'argomento, zeppi di suggerimenti e di tabelle su cosa si può arrivare a vedere dalle città.

Ma venendo a noi: esiste un modo per ridurre l'inquinamento luminoso nelle nostre foto? La risposta è sì, almeno in parte, grazie all'utilizzo di particolari filtri selettivi conosciuti come filtri nebulari o anti-inquinamento luminoso o ancora filtri a banda stretta o LPS (light pollution suppression).

Il concetto, dopotutto è semplice. Si parte dalla constatazione che gran parte dell'illuminazione pubblica odierna è effettuata da lampade al sodio, ad alta e bassa pressione - quelle gialle, per intenderci - o lampade ai vapori di mercurio - quelle bianche-bluastre. Tali lampade emettono un tipo di luce che non brilla sull'intero spettro Spettro di emissione di lampada al sodioSpettro di emissione di lampada al sodiocredits: LMRoberts/Wikipedia luminoso visibile ma solo in corrispondenza dei determinati elementi che le compongono. A questo punto è possibile filtrare la loro luce con dei filtri che fanno pas sare solo la "luce" degli oggetti astronomici, bloccando invece la luce artificiale. Purtroppo la questione non si risolve del tutto. Occorre infatti dire che solo una parte dell'illuminazione ha queste caratteristiche. Le vecchie lampadine ad incandescenza, ad esempio, brillano su tutto lo spettro e lo stesso fanno, purtroppo, le moderne lampade al risparmio energetico a luci led. Allo stesso modo, quando parliamo di oggetti astronomici, alcuni, come le nebulose, emettono luce solo in determinate bande dello spettro elettromagnetico, come ad esempio l'OIII (ossigeno III) o l'H-alfa (idrogeno-alfa). Altri oggetti deep-sky, però, come gli ammassi globulari e le galassie, emettono luce sull'intero spettro e, pertanto, anche una porzione della loro luce verrà filtrata con l'utilizzo di un filtro nebulare.

I filtri nebulari esistono ormai da tantissimi anni ma prima erano limitati all'utilizzo in abbinamento al telescopio e pensati soprattutto per l'utilizzo visuale. Filtro EOS-ClipFiltro EOS-ClipIl filtro viene inserito direttamente nel corpo macchina, tra lo specchietto e l'obiettivo. Da alcuni anni però ne è stata sviluppata una versione che può essere direttamente montata all'interno della cella delle fotocamere Canon (prima solo aps-c ora anche full-frame), grazie ad un ingegnoso sistema chiamato EOS-clip. Tolto l'obiettivo, con una rapida operazione, è possibile inserire il filtro subito dopo lo specchietto della fotocamera, per poi rimontare l'obiettivo. Occorre fare attenzione con le fotocamere a sensore ridotto. I filtri EOS-clip sono infatti utilizzabili solamente con obiettivi EF, adatti anche alle fotocamere full-frame e non con obiettivi EF-S. Il "prolungamento" posteriore andrebbe infatti a sbattere contro il filtro. Pertanto, acquistando un filtro contro l'inquinamento luminoso, occorre sempre verificare la compatibilità della fotocamera e degli obiettivi che andremo a utilizzare.

Esistono diverse case che producono questi filtri, in versione EOS-clip e tante tipologie di filtri diversi. Le marche più facilmente reperibili in Italia sono Astronomik (gli inventori del sistema), Hutech e  TS. In genere i filtri non sono reperibili nei comuni negozi di fotografia ma solo in quelli specializzati in astronomia.

Le tipologie sono numerose e varie, a seconda dello scopo per cui sono progettati. Quelli più comuni sono i filtri UHC (Ultra High Contrast) e CLS (city light suppression) ma vi sono anche filtri a bande strettissime come l'OIII e l'H-beta.

Se possediamo una comune fotocamera Canon commerciale e desideriamo soprattutto filtrare l'inquinamento luminoso, conviene soffermarsi sui primi due tipi di filtri. In particolar modo Astrononomik ne propone tre varianti a costi variabili tra i 100 e i 160 €: UHC, UHC-E e CLS. Ogni filtro ha una specifica banda passante più o meno ampia, per cui, prima dell'acquisto, conviene esaminare con calma le nostre necessità. Riporto qui di seguito i filtri della banda passante dei vari filtri Astronomik.

Filtri UHC, UHC-E e CLS a confronto

Confronto delle curve di trasmissioneConfronto delle curve di trasmissioneDall'alto: filtro UHC, UHC-E e CLS Il grafico a destra confronta le curve di trasmissione dei tre principali filtri contro l'inquinamento luminoso, rispettivamente l'Astronomik UHC, UHC-E e CLS. I grafici sono presi dal sito ufficiale del produttore. Sull'asse orizzontale è riportata la lunghezza d'onda in nanometri mentre sull'asse verticale è riportata la percentuale di luce trasmessa. La curva rossa indica la curva di trasmissione dei filtri mentre quella grigia è la sensibilità notturna alla luce dell'occhio umano. Le fotocamere in realtà riescono a vedere anche "un po'" delle frequenze invisibili all'occhio umano sebbene le comuni reflex commerciali siano dotate di serie di un filtro IR-Cut interno che taglia drasticamente l'infrarosso. Le barre verticali arancioni del grafico indicano le principali frequenze in cui emette l'illuminazione artificiale al sodio e al mercurio. In realtà, come visto nel grafico precedente tali lampade "illuminano" un po' anche in altre frequenze. Le barre verdi invece indicano le principali frequenze di emissione delle nebulose. In particolar modo in corrispondena dei 486 nm vi è l'H-Beta, a 495 e 500 nm l'O-III e a 656 nm l'H-Alfa. Di notte l'occhio umano è assolutamente cieco alle emissioni nella banda H-Alfa, tipiche delle nebulose.

Come si può vedere le curve di trasmissione ed i filtri sono molto simili ma l'UHC è quello con una banda passante più stretta mentre il CLS è quello più largo. L'effetto che hanno questi filtri è di aumentare il contrasto, riducendo il chiarore del fondo cielo dovuto a inquinamento luminoso e luminescenza naturale dell'aria e permettendo invece il passaggio della luce di origine cosmica (vedi anche foto più in basso). Il produttore consiglia di utilizzare il filtro UHC solo in abbinamento a telescopi di almeno 100 mm di diametro. Con teleobiettivi o telescopi minori infatti la luce filtrata renderebbe tutto troppo scuro. In abbinamento a obiettivi viene consigliato invece la variante UHC-E, il grafico di mezzo. Confronto di immaginiConfronto di immaginiIn alto una porzione di Orione, 4", dalla città, senza filtro. In basso con stessa esposizione con filtro UHC-E. La curva di trasmissione è un po' più ampia e questo permette più facilmente di individuare stelle e focheggiare e non richiede pose lunghissime per catturare i nostri oggetti celesti. L'UHC-E è consigliato per teleobiettivi e telescopi di piccoli diametro. Il filtro è anche più economico dell'UHC e, a differenza di questo, viene anche consigliato per la fotografia di comete in quanto fa passare anche la linea di emissione del carbonio, tipica di questi oggetti celesti. A detta del produttore questo filtro è utile anche nell'osservazione delle bande di Giove. Il filtro CLS è quello con una banda passante più ampia. La scelta del filtro più opportuno per i nostri scopi andrà sempre fatta in base alle nostre condizioni osservative, alla strumentazione e agli interessi. Fermo restando che l'UHC va preso in considerazione solo con l'uso di telescopi, la scelta tra UHC-E e CLS dipende da vari fattori. Osservando da una città molto inquinata probabilmente conviene optare per il primo. Utilizzandolo però per fotografare galassie, ammassi aperti e ammassi globulari, anche una porzione di questi oggetti ne risulterà filtrata, obbligando a esposizioni più lunghe, con tutte le complicazioni del caso. Il CLS, con la sua finestra maggiore è utile anche per gli oggetti deep-sky che brillano in tutto lo spettro ma rischia di soffrire maggiormente in caso di forte inquinamento luminoso. Se poi si hanno telescopi di grande diametro e l'interesse specifico è per le nebulose, si può anche prendere in considerazione un filtro molto selettivo a banda stretta, come l'O-III o l'H-Alfa. In questo caso però occorre anche valutare quanto possa essere conventiente in abbinamento ad una reflex commerciale. Il filtro infrarosso di serie infatti taglierà comunque gran parte della luce rossa, pertanto tali filtri sono semmai consigliabili con reflex modificate, come ad es. quelle dotate di filtri Baader oppure full-spectrum.

L'uso di tutti questi filtri è consigliato, in ogni caso, con rapporti focali dall'f/4 in su, con diaframmi più aperti si incorre in distorsioni cromatiche.

Filtri IDAS LPS

Filtro IDASFiltro IDASBanda passante del filtro Hutech IDAS Una parola meritano anche i filtri IDAS prodotti dalla Hutech. I riscontri dati da numerosi astrofili sono entusiastici. Occorre anche dire che il prezzo dei filtri IDAS è notevolmente superiore a quelli presi in considerazione precedentemente (intorno ai 270 €). Come si può vedere dal grafico a sinistra, la banda passante è simile a quella dei filtri Astronomik ma più complessa, vi sono infatti alcuni ulteriori picchi stretti tra le varie bande di emissione dell'illuminazione artificiale. Questo dovrebbe consentire un maggiore passaggio della luce proveniente dalle stelle, continuando al contempo a filtrare le luci artificiali. Il produttore consiglia i filtri sia per le nebulose diffuse e planetarie che per ammassi stellari e galassie. Un punto di forza dei filtri IDAS è il mantenimento dei colori naturali che vengono invece distorti dagli altri filtri della concorrenza.

 

Dopo questa breve carrellata su filtri fotografici per l'astronomia, eccoci finalmente pronti ad affrontare l'inquinamento luminoso e a dedicarci all'astrofotografia deep-sky dalla terrazza di casa. Questo, a patto di tenere sempre presente che nessun filtro potrà mai sostituire un cielo buio.

 

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia astronomy filtri urban http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/3/filtri-inquinamento-luminoso-reflex Wed, 08 Mar 2017 08:44:17 GMT
Alla ricerca del treppiede da viaggio perfetto http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/3/scelta-treppiede-viaggio Treppiedi da viaggioTreppiedi da viaggio: una scelta da ponderare.photo credits: Twinsterphoto/Fotolia Recentemente mi sono reso conto che era venuto il tempo di acquistare un piccolo e leggero treppiedi fotografico da viaggio. In genere preferisco fotografare a mano libera, anche un po' per pigrizia, ma i recenti viaggi fatti in Toscana e Austria e certi straordinari scorci notturni hanno fatto maturare in me la convinzione che per il prossimo viaggio, un piccolo treppiede sarà un componente fondamentale da portare con sè. Requisito fondamentale devono ovviamente essere le piccole dimensioni da chiuso, per poter eventualmente entrare anche nel bagaglio a mano e la leggerezza, per non gravare troppo sul peso della valigia ma anche per non infinciare il piacere della passeggiata fotografica con un carico eccessivo. C'è anche da dire che tra le mie altre passioni vi è l'archeologia e anche in quel caso, per la fotografia di catacombe e ipogei, il treppiede risulta utilissimo. Insomma, era venuto il momento di mettere in soffita il vecchio Velbon CX-440, acquistato per poche decine di euro, giusto nel caso mi servisse qualcosa su cui poggiare la fotocamera. Il CX-440 può andar bene per le compatte ma non per una reflex e oltretutto, non essendo un modello da viaggio compatto, montato sul retro dello zaino fotografico, tendeva a incastrarsi in ogni fronda di albero a cui mi avvicinavo in escursione.

sponsor freeSponsor freeNessuno sponsor ha pagato per essere citato in questo post. Dalle mie lunghe letture, alla ricerca del "treppiede perfetto", nasce questa sorta di post-fiume. Per ovvie ragioni questo post non può dare consigli assoluti su quale sia il treppiedi più adatto a voi, perchè ognuno ha delle esigenze personali. Se avrete la pazienza di leggermi, però, potreste trovare qualche utile spunto dai ragionamenti che mi hanno portato verso certe scelte e sulle motivazioni che mi hanno portato a scartare anche modelli blasonati. Ovviamente tutti i dati sono riferiti alla data del post (febbraio 2017). Tengo anche a precisare che tutte le marche di accessori fotografici indicate così come tutti i link a negozi online sono frutto delle mie ricerche e valutazioni personali. Questo post è del tutto "sponsor-free", ovvero non ho ricevuto introiti o contributi per nominare determinati prodotti anzichè altri. Alla fine del post, come utile riferimento, trovetete anche l'elenco dei treppiedi presi in considerazione con una comoda tabella di confronto delle caratteristiche.

Al momento di cominciare la mia ricerca avevo pochi e vaghi requisiti fondamentali: piccole dimensioni da chiuso, leggerezza (al massimo i 1200 g del Velbon ma meglio se più leggero), costo ridotto (leggasi anche niente treppiedi in carbonio) o per dirla più elegantemente, buon rapporto qualità-prezzo. A prima vista si potrebbe dire: "Facile! Ce ne sono quanti ne vuoi" ma poi, andando nel dettaglio e chiarendo meglio le proprie esigenze, si restringe la platea di possibili candidati e si allarga quella dei marchi presi in considerazione.

GorillapodGorillapodGorillapod: decisamente poco adatto come alternativa ad un treppiedi da viaggio. (photo joho345/Wikicommons) Ho cominciato considerando i marchi storici più celebri: Manfrotto, Benro, Cullmann, Vanguard e Triopo su consiglio di un amico. Ho anche escluso fin da subito Gitzo per i prezzi stratosferici. Dopo breve tempo ho allargato la ricerca ad altre marche meno note o di più difficile reperibilità: Velbon, Amazon, Andoer, Mantona, Giotto's, MeFoto, Bilora, Sirui. Da annotare che fin da subito ho anche scartato i tanti pubblicizzati Gorillapod in quanto non adatti alle mie esigenze sebbene, frequentemente, nei forum di fotografia, alla domanda di un neofita che chiede lumi su un treppiede fotografico economico, segue quasi immancabilmente, la risposta un po' altezzosa di qualche abbiente hobbysta, possessore di treppiede da migliaia di euro: "Se non è Gitzo non è un buon treppiedi, per quel prezzo comprati invece uno di quei Gorillapod...", che lascia confuso o basito il neofita di turno.

Ecco quindi i miei parametri di partenza:

- Dimensioni da chiuso: max 40 cm (oltre sarebbe troppo altro montato sullo zaino fotografico Tamrac Evolution 8, andandosi a incastrare nei rami degli alberi e non risolvendomi nessun problema). Meglio ancora trovarne uno da 35 cm.

- Peso max: 1,2 Kg (il peso a cui sono abituato dal Velbon CX-440). Anche qui, meglio se più leggero, intorno a 1 Kg

- Prezzo massimo: 130-140 € (kit treppiede + testa), meglio rimanere intorno ai 100 €

Manfrotto Be FreeManfrotto Be Free:un travel tripod molto amato. Questo mi ha permesso fin dall'inizio di "far fuori" alcuni candidati non idonei: il Triopo MT3230 (consigliato da un amico), per i suoi 1554 gr. di peso e circa 185 € di costo, il Velbon M43, con appena 2 Kg di portata dichiarata (ma con un allettante prezzo di circa 33 €) e un nome eccellente come il Manfrotto Be Free, per il suo prezzo intorno ai 150 € (sebbene il marchio sia sinonimo di qualità e il design sia tra i più belli, considerato che anche l'occhio vuole la sua parte). Il Be Free è uno dei pochi che ho potuto toccare con mano in quanto posseduto da un amico. E' pratico e robusto ma coi suoi 1400 g e il prezzo, sforava i miei requisiti. Rimaneva la possibilità di ripiegare sul suo fratellino minore il Manfrotto Be Free One (che su un noto sito del nord Italia si trovava in vendita anche intorno ai 100 €) ma anche in questo caso a dissuadermi è stata la sua portata massima dichiarata: appena 2,5 Kg.

Portata massima

Già, la portata massima, ecco un particolare su cui non mi ero ancora soffermato più di tanto. Non illudiamoci con l'idea che ogni treppiede sia sufficiente a sostenere il peso della nostra attrezzatura. Consideriamo che oggi esistono cavalletti pensati per le leggere macchine fotografiche compatte, se non addirittura per cellulari. Il mio peso standard in viaggio o in escursione comunque non è eccessivo nè progetto di aumentarlo in un prossimo futuro: corpo macchina Canon 70D (peso 755 gr.) e solitamente un obiettivo Sigma 17-50 (peso 565 gr.) o al massimo un tele Sigma 70-300 (peso 550 gr.). Quindi il carico massimo da sostenere per la mia attrezzatura si aggira sui 1300-1400 gr. Va tenuto in conto che, ovviamente, uno zoomata a 300 mm risente molto di più della stabilità rispetto a una foto con un grandangolare 10-22. Occorre inoltre dire che, come spesso accade nel mondo della pubblicità, le portate massime dichiarate dalle varie case produttrici sono un po' troppo ottimistiche rispetto alla realtà. Per cui bisogna sempre andare un po' "abbondanti" nella portata massima cercata. Oltretutto, andando a vedere le caratteristiche di un treppiede, nella maniera più seria, bisogna distinguere tra portata massima della testa e del treppiede. Triopo M130Triopo M130:la testa a sfea sembra interessante ma restano dubbi sulla stabilità del treppiede. Ovviamente conta la minore delle due per avere un sistema stabile. Tra i treppiedi presi in considerazione, quelli che figurano meglio sotto questo punto di vista con portata dichiarata di 5-6 Kg sono il Cullmann Mundo 522T, il Benro Travel Angel e il Bilora TT-1. Sull'aspetto portata invece è andata in bilico anche un altro treppiede della polacca Triopo, l'M130 sulla cui portata massima vari siti danno opinioni discordanti, nonostante non vi siano dubbi che si tratti di un prodotto con un'ottimo rapporto-qualità prezzo.

Tipo e caratteristiche della testa

Tipi di teste di treppiediAlcuni tipi di teste di treppiede.photo: Johan Arvelius/Wikipedia sotto licensa Creative Commons Ma ecco il momento di fare qualche considerazione sul tipo di testa da scegliere per il treppiede. La maggioranza dei kit di treppiedi da viaggio monta una testa a sfera. Ovviamente oltre ai kit vi è la possibilità di acquistare treppiede e testa separatamente e poi abbinarli ma in questo caso i costi lievitano e anche nei negozi online non sempre si trovano entrambi i prodotti dallo stesso fornitore. Ritengo comunque che la testa a sfera sia un'ottima opzione per la velocità con la quale si può manovrare. Ho escluso fin dall'inizio le teste video in quanto utilizzo pochissimo questa funzione e risultano ingombranti e lente per il puntamento fotografico. Allo stesso modo la testa a 2-3 vie, con la sua manopola risulta un po' più ingombrante. Stesso discorso per le curiose teste joystick che si vedono sempre più di frequente.

Tra le opzioni della testa non obbligatorie ma che sono  molto utili includerei la possibilità di smontarla e sostituirla in caso di ripensamenti o cambio di esigenze future (alcuni modelli economici non lo consentono), la presenza di una bolla di livello (non sempre presente) e soprattutto una piastra di sgancio rapido. Molte teste ma non tutte hanno la piastra a sgancio rapido per cui conviene sempre verificare. Nella fotografia di viaggio risulta particolarmente utile perchè con un solo movimento permette di fissare e rimuovere la reflex dal treppiede, va quindi bene per fotografie al volo. Una piastra che sia possibile solo avvitare può andar bene in studio ma sicuramente non in movimento. C'è da dire che anche tra le cd. piastre a sganciamento rapido ci sono due varianti: quelle che sono realmente dotate di un meccanismo a scatto (ad es. Manfrotto Be Free) e la maggior parte delle altre che si fissano con una piccola vite. Sebbene preferisca la prima soluzione, in ogni caso, anche il fissaggio della vite è abbastanza rapido e non porta a grandi perdite di tempo. Nell'immagine sottostante si possono vedere entrambi i sistemi, a sinistra l'esempio del Manfrotto Be Free One, e a destra i sistemi a vite di Cullmann e Vanguard. Devo dire che proprio l'immagine centrale che mi ha dato una sensazione di sottodimensionato e fragilità, mi ha fatto depennare dalla lista il Cullmann Neomax 260, di cui comunque in molti forum si parla bene. Per le mie esigenze questo Cullmann era veramente troppo basilare sebbene il cavalletto della casa tedesca abbia alcune caratteristiche interessanti per il travel photographer: peso di soli 680 gr, dimensioni chiuse di appena 285 mm, 3 Kg di portata dichiarata e costo intorno ai 90 €. Ho invece perlustrato un po' il sito della Cullmann preferendo inserire in elenco il Cullmann Mundo 522T, un po' più grande e a una lettura più attenta il Cullmann Concept One 622T.

Piastre di sgancio a confrontoPiastre di sgancio a confronto(non in scala)

 

Altezza massima, numero e diametro sezioni delle gambe

Treppiede Amazon BasicsTreppiede Amazon Basicsalla sua massima estensione Tornando ad attenzionare le gambe del treppiede, se la dimensione da chiuso era fondamentale, certo era da tenere in conto anche la massima altezza raggiungibile. Personalmente non la ritengo fondamentale ma se posso effettuare degli scatti senza dovermi necessariamente piegare in due, la cosa non guasta, tanto che per alcuni scatti, prospettive troppo basse risultano inefficaci. Qui nella parte bassa della classifica si collocavano il Triopo M130 (con 1225 mm) e il Benro Travel Angel A0 690T (con 1245 mm) contro un'altezza media della maggior parte degli altri modelli tra i 1300 e i 1500 mm. A conti fatti, 20-30 cm di differenza non sono pochi in quanto a versatilità e comodità. Al top della categoria, in questo caso si piazzavano l'Andoer Q666 Pro (già scartato però per il suo peso), una new entry, il Giotto's Memoire 30, treppiede francese che non ho visto pubblicizzato su molti siti italiani (che raggiunge i 1580 mm di altezza) e il tedesco Bilora TT-1 con i suoi incredibili 1780 mm di altezza massima.

Come fanno dei treppiedi compatti a raggiungere queste altezze? Ovviamente chiudendosi in sezioni telescopiche. Questo è un parametro da tenere in conto per due motivazioni: comodità e stabilità. In quanto a comodità torniamo ancora una volta al discorso della velocità per poter essere operativi, fare uno scatto e proseguire. Ovviamente più sezioni ha una gamba e più ci si metterà ad allungarla... moltiplicato per 3. Mano mano che si scende verso la base le sezioni diminuiscono di diametro essendo una infilata nell'altra. Se il diametro della sezione è troppo esile, questo in genere porta a instabilità, tanto che su molti forum fotografi e amatori ammettono di non aprire spesso l'ultima sezione in quanto poi il treppiede risente troppo delle vibrazioni.

Quasi tutti i treppiedi presi in esame hanno ben 5 sezioni. Con 4 sezioni si segnalano il Manfrotto Be Free (quello da me scartato per peso e costo) e un'altra new entry molto popolare tra il popolo di Amazon: l'Amazon Basics 52. Si tratta di un treppiede entry level dal prezzo concorrenziale di circa 81 €. Prezzo ancora più rilevante se si considera che è l'unico modello della lista a non essere in alluminio bensì in carbonio. L'unico ad avere 3 sole sezioni è il Giotto's Memoire 30, sopra citato. Sempre riguardo alla comodità occorre dire che alcuni modelli hanno il blocco delle gambe a leva come il Benro IT15 (e i già eliminati ma sempre rientranti Manfrotto Be Free). La maggior parte degli altri invece hanno il blocco a vite, un po' più laborioso ma a detta di molti anche più efficace.

Se andiamo a vedere la sezione della gamba inferiore, tutti i modelli oscillano tra 10 e 12 mm, con l'eccezione del Benro Travel Angel che scende a 9 mm.

Rimanendo in tema di gambe, alcuni di questo treppiedi hanno alla base della colonna centrale un utile gancetto che permette di fissarvi un peso che dia maggiore stabilità al cavalletto. In alcuni poi la colonna centrale è smontabile e può ad es. essere rimontata al contrario. Questo è utile per ottenere altezze di scatto bassissime per la fotocamera. In alcuni modelli poi, oltre alla colonna centrale è svitabile anche una delle gambe e, assemblando insieme questi due elementi si ottiene un comodo monopiede. Tra i modelli che offrono questa possibilità vi sono i Bilora TT-1 e Mantona DSLM (oltre al già scartato Andoer Q666 pro).

C'è da aggiungere che per quasi tutti i travel tripod è ormai divenuto uno standard avere le gambe ribaltabili verso la testa. In questo modo possono essere ancora più compatti e la testa, in posizione chiusa è più protetta dagli urti.

Altra caratteristica delle gambe è il sistema di bloccaggio delle sezioni. Nella stragrande maggioranza dei casi è a vite. Personalmente preferisco un sistema a leva di blocco perchè più rapido. Ad es. per l'apertura, con un solo gesto della mano si possono liberare tutte le sezioni. Gli unici modelli dell'elenco ad avere queste caratteristiche sono il Manfrotto Be Free e il Benro IT15. Questa caratteristica poneva il Benro in pole position tra le mie scelte.

Le idee erano ormai abbastanza chiare ma tra i modelli "superstiti" c'è stata un'ultima caratteristicha, per me importante, a fare la differenza: il movimeno panoramico orizzontale della testa. Alcuni modelli permettono infatti di bloccare la testa a sfera ma tramite una manopola dedicata di muovere la testa solo in orizzontale. Questo consente di scattare foto in sequenza che possono essere poi unite via software per ottenere delle panoramiche. Il Benro IT15 non era tra i treppiedi a offrire questa opzione questi e tanto meno il Manfrotto Be Free e il Cullmann Mundo. Ecco allora che i giochi si riaprivano dando lo scontato responso che il treppiedi perfetto non esiste e bisogna sempre scendere a compromessi. Io ho scelto di accettare il bloccaggio delle sezioni a vite, per cui i treppiedi che si ponevano in finale e che consiglio a quanti hanno esigenze simili alle mie, sono:

 

Bilora Travellux 3360 MeFoto Backpacker (air) Rollei Compact Traveller n.1 Mantona DSLM
Treppiede Bilora Travellux 3360Bilora Travellux 3360 Treppiede MeFoto BackpackerMeFoto Backpacker Rollei Compact Traveller n.1Rollei Compact Traveller n.1 Treppiede Mantona DSLMMantona DSLM
Vanguard VEO 204AB Cullmann Mundo 522T AmazonBasics 52 Sirui T-005
Vanguard VEO 204ABVanguard VEO 204AB Treppiede Cullmann Mundo 522TCullmann Mundo 522T Treppiede AmazonBasics 52AmazonBasics 52 Sirui T-005Sirui T-005

 

Bisogna dire che i treppiedi presenti in finale sono quasi "identici" se non proprio lo stesso modello venduto da diverse marche. Il Bilora Travellux 3360 in quanto a caratteristiche era forse il più interessante ma mediamente anche il più alto come prezzo sui vari store online. E' anche difficile trovare recensioni su questo treppiede. Viene venduto con 2 anni di garanzia ma occorre anche specificare che sul sito della casa madre risulta non più disponibile. Un modello interessante e l'unico con un concept diverso era il Vanguard Veo 204AB, reperibile su Amazon a 99 €, spese di spedizione incluse. Mentre tutti i modelli presenti hanno le gambe ribaltabili, nel caso del Vanguard a ribaltarsi è la colonna centrale, permettendo anche riprese a bassissima altezza, con la fotocamera a testa in giù. Di contro però il Vanguard era quello con la lunghezza maggiore da chiuso (39 cm) mentre personalmente ero in cerca di qualcosa di ancora più compatto. C'è da dire che sia sui forum che su Youtube le recensioni per questo treppiede sono lusinghiere. MeFoto si presentava con due modelli dal nome simile: il Backpacker e il Backpacker Air uscito pochi mesi fa, nell'autunno 2016. Il primo è molto simile agli altri modelli in quanot a forma è caratteristiche. Un punto negativo è però la colonnina centrale che è fissa, con la conseguenza che l'altezza minima di scatto è piuttosto elevata. MeFoto cerca di fare anche dell'estetica un punto di forza, proponendo lo stesso modello in numerosi colori metalizzati. Inutile dire che alcuni colori, come ad esempio l'arancione, risultano più gettonati e pertanto anche più facilmente esauriti. Ciò che però infastidisce un po' sia per il MeFoto che per altri treppiedi venduti in vari colori è la differenza di prezzo che fa una decina di euro in più i modelli dei colori più richiesti. Il modello Air, come detto ha un concept diverso. Risulta allettante sia l'altezza massima (oltre 1500 mm) che quella chiusa (appena 27 cm) oltre al peso di appena 900 gr. Questo treppiede può anche essere convertito in un bastone per selfie col cellulare con tanto di supporto portacellulare e telecomando bluetooth incluso. Le sezioni delle gambe invece si aprono e bloccano con un'unica rotazione della base della gamba. Il treppiede attualmente viene abbonantemente reclamizzato su social network e Youtube, proprio per questa caratteristica che però, a mio parere, rischiava proprio di esserne un punto debole per una maggiore difficoltà di regolazione delle gambe su terreni impervi. Il Mantona DSLM ha come caratteristica peculiare la possibilità di trasformare una gamba in monopiede. E' molto compatto, il prezzo si aggira sui 99 € ma alcune video recensioni non sono troppo lusinghiere e tra i vari modelli è uno dei più pesanti. Amazon Basics tra i modelli presenti è quello col prezzo più contenuto (circa 80 €) e l'unico in fibra di carbonio. In questo caso è stata soprattutto la marca a non lasciarmi troppo convinto. Della Cullmann il modello Mundo 522T sembrava molto interessante ma dopo aver contattato l'azienda ho rinunciato per mancanza del blocco indipendente del movimento panoramico. Più completo in tal senso risultava il "fratellino maggiore", il Cullmann Concept One ma peso e prezzo erano superiori a quanto cercato. Questi modelli Cullmann sono garantiti 10 anni. Alla fine, come si può immaginare ho optato per il Rollei Compact Traveller n.1 dopo un testa a testa con il Sirui T-005. In qualche modo la fama della meccanica tedesca ha aiutato. C'è da dire che per entrambi questi modelli vi sono numerose ottime recensioni. Devo anche aggiungere che alla fine, dopo aver passato ai raggi X tanti modelli, sono rimasto un po' ingannato dalle immagini. Il Rollei sembrava infatti avere un blocco indipendente per il movimento panoramico, cosa che invece non ha. La testa a sfera e il movimento panoramico orizzontale vengono bloccati dalla stessa vite. Nonostante ciò, a prima vista sono soddisfatto da questo treppiede in quanto a peso, compattezza, stabilità e materiali. Appena avrò avuto modo di testarlo un po' più a lungo sul campo aggiungerò una recensione a questo blog. Il Rollei Compact Traveller appare sostanzialmente come un clone del Cullmann Mundo 522T. La Rollei è una marca esistente da oltre 100 anni nel mercato fotografico, occorre però dire che questo modello specifico viene commissionato alla Fotopro e poi solamente marchiato Rollei. Alla luce di quanto detto sopra posso dire che il Rollei è un'ottima scelta, così come lo sarebbe il Cullmann Mundo 522T. Per la funzionalità in più della testa panoramica indipendente, forse consiglierei però maggiormente il Sirui T-005.


 

Tabella di confronto dei treppiedi citati

 

 

Modello Prezzo minimo Peso Portata Altezza chiuso e max sezioni diam. sezione minima Note
Manfrotto Be Free € 149 1400 g 4 Kg da 400 a 1400 mm 5 12 mm  
Manfrotto Be Free One € 90 1350 g 2,5 Kg da320 a 1300 mm 4 12 mm  
AmazonBasics 52 € 81 1100 g 3,6 Kg da 320 a 1320 mm 5 ? in fibra di carbonio
Triopo M130 € 70 805 g 3 Kg da 335 a 1225 mm 5 10 mm  
Velbon M43 € 33 900 g 2 Kg da 464 a 1560 mm      
Cullmann Neomax 260 € 90 680 g 3 Kg da 285 a 1280 mm      
Cullmann Mundo 522T € 99 1200 g 5 Kg da 310 a 1355 mm 5   Nessun movimento panoramico
Cullmann Concept One 622T € 129 1420 g 5 Kg da 340 a 1360 mm 5   Movimento panoramico
Andoer Q666 pro € 69 1535 g 15 Kg da 360 a 1530 mm 5 25 mm  
Mantona DSLM € 97 1300 g 5 Kg da 250 a 1430 mm     Movimento panoramico
Giotto's Memoire 30 1100 g 3 Kg da 420 a 1580 mm 3    
MeFoto Globetrotter   2100 g 12 Kg da 409 a 5    
MeFoto Backpacker € 119 1200 g 4 Kg da 310 a 1300 mm 5   Movimento panoramico
Me Foto Backpacker Air € 119 900 g 4 Kg da 265 a 1510 mm 5   Telecomando Bluetooth
Rollei Compact Traveler € 119 1170 g 5 Kg da 315 a 1340 mm 5 10 mm Movimento panoramico
Vanguard VEO  204AB € 119 1270 g 4 Kg 390 a 1350 mm 4   Movimento panoramico
Vanguard VEO 235 € 139 1500 g 6 Kg   5    
Benro IT15 € 99 1260 g 4 Kg da 395 a 1470 mm     Nessun movimento panoramico
Benro Travel Angel 690T 1250 g 6 Kg da 380 a 1245 mm 5 9 mm  
Bilora TT-1 € 80 1130 g 6 Kg da 360 a 1780 mm     Nessun movimento panoramico
Bilora Travellux 3360 € 99 1160 g 4 Kg da 310 a 1330 mm 5   Movimento panoramico
Sirui T-005 € 105 800 g 4 Kg da 340 a 1305 mm 5 10 mm Movimento panoramico

 

 

 

 

 

 

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Attrezzatura http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/3/scelta-treppiede-viaggio Sat, 04 Mar 2017 02:45:18 GMT
Canon 70d: quale modalità di misurazione dell'esposizione? http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/1/canon70d-modalita-misurazione Selezione modalità di misurazione Canon 70dModalità di misurazione Canon 70dSelezione modalità di misurazione Canon 70d La Canon Eos 70d, come qualsiasi altra fotocamera moderna, dispone di un esposimentro che misura la luce in entrata nell'obiettivo e, in base ad una serie di algoritmi, imposta automaticamente i valori corretti di espozione, iso e diaframma nelle modalità di scatto automatico e semi-automatico. Nella modalità manuale ci vengono comunque date informazioni sulla corretta esposizione o meno del soggetto inquadrato.

Ad un certo punto, quando cominciamo a "prendere la mano" con la nostra reflex, cominciamo a domandarci in che modo avviene questa misurazione e, nel caso di fotografie con esposizioni errate, se possiamo porvi rimedio impostando delle modalità diverse.

La Canon 70d consente di selezionare tra quattro diverse modalità di misurazione e valutazione della luce. Nelle modalità di scatto automatico, di default viene impostata la cd. misurazione valutativa. Nelle modalità manuali e semi-manuali, possiamo invece selezionare la modalità di misurazione più adatta grazie all'apposito tasto nella parte superiore della macchina oppure dal menù.

Ecco di seguito i dettagli delle carie modalità:

Misurazione valutativa o matrixMisurazione valutativaMisurazione valutativa o matrix

 

Aree della misurazione valutativaAree della misurazione valutativaAree della misurazione valutativa Misurazione valutativa (o matrix): è la modalità standard e anche quella utilizzata di default nei modi di scatto della zona base. E' un modo di misurazione della luce generico, in cui la fotocamera divide il campo in 63 zone e valuta la luminosità su tutta la scena inquadrata ma con particolare peso sulle parti a fuoco. L'esposizione corretta viene calcolata in base ad una serie di algoritmi e di situazioni programmate. Con questa modalità la misurazione della luce si blocca nel  momento in cui si preme il pulsante di scatto a metà, raggiungendo la messa a fuoco. Negli altri metodi invece la misurazione viene effettuata nel momento dello scatto. La misurazione valutativa va bene per la quasi totalità delle situazioni di scatto. Fanno eccezione le inquadrature con forte contrasto tra primo piano e sfondo.

 

Misurazione semi-spotMisurazione semi-spotMisurazione semi-spot

 

Metodo di misurazione parzialeMetodo di misurazione parzialeMetodo di misurazione parziale Misurazione parziale (o semi-spot): E' una delle modalità di misurazione della luce consigliate in situazioni di forte contrasto di luminosità. In questo caso i parametri di esposizione vengono calcolati tenendo in conto solamente le caratteristiche della zona centrale del campo inquadrato, corrispondente all'incirca al 7,7% del totale. Nel caso in cui il soggetto interessato non sia al centro occorre prima inquadrarlo e poi, prima di ricomporre l'inquadratura, bloccare i valori di scatto.

 

Misurazione spotMisurazione spotMisurazione spot

 

Metodo di valutazione spotMetodo di valutazione spotMetodo di valutazione spot Misurazione spot: con questo metodo la luminosità viene valutata solamente al centro del campo, in una piccola area corrispondente all'incirca al 3%. Questa misurazione va per tanto bene per calcolare l'esposizione ottimale in un punto ben preciso dell'immagine o per soggetti in controluce.

 

 

 

Media pesata al centroMedia pesata al centroMedia pesata al centro

 

Media pesata al centroMedia pesata al centroMedia pesata al centro Misurazione con media pesata al centro (o ponderata al centro): questo metodo di misurazione era molto diffuso in passato mentre oggi risulta in parte superato dal perfezionamento della misurazione valutativa. Viene misurata la luminosità sull'intera scena ma con maggiore peso ai valori delle zone centrali. Si può utilizzare come alternativa nel caso di alcuni scatti particolari in cui il soggetto in primo piano risulti sottoesposto rispetto alle zone circostanti.

 

 

 


 

Photo credits: Martin Kraft, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27956138

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) canon 70d nozioni base http://www.sicilystockphoto.com/blog/2017/1/canon70d-modalita-misurazione Mon, 16 Jan 2017 03:35:11 GMT
Pubblicare foto su Google Earth nell'epoca post-Panoramio http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/12/pubblicare-foto-su-google-earth Come inserire una propria foto su Google MapsCome inserire una propria foto su Google MapsCome inserire una propria foto su Google Maps La notizia della chiusura di Panoramio aleggiava sulla rete ormai da un po' di tempo e, infine, è arrivata la conferma ufficiale con deathline al 4 novembre 2016. La cosa non scompone più di tanto il navigatore-tipo in quanto esistono tanti altri servizi che offrono spazio per fotoalbum gratuiti sulla rete. Rimangono invece un po' spiazzati quanti condividevano le proprie fotografie, geotaggate, con il desiderio di vederle pubblicate sulla mappe interattive di Google Earth e Google Maps, aperte al pubblico.

Tra le funzioni di Panoramio vi era infatti la possibilità di selezionare la posizione geografica dello scatto e renderlo pubblico. Periodicamente venivano effettuate delle selezioni e dopo poche settimane una parte delle foto risultava visibile dalla comunità.

Stando alle notizie reperibili in rete, Big G h a deciso di cambiare tutto.

Innanzitutto, per non perdere le immagini caricate in anni passati su Panoramio, sarà necessario collegare il vecchio account ad un account Google +. Questo è possibile dalle opzioni di configurazione, a questo link: http://www.panoramio.com/settings

In tal modo i vecchi album fotografici verranno copiati in mirror sul Google Archive Album. Sarà inoltre possibile rimanere in contatto con i propri vecchi follower Panoramio e, inoltre continueranno a essere visibili le vecchie foto pubblicate su Google Earth?

Come fare invece per inserire nuove immagini sui tool geografici di Google?

Occorre utilizzare la nuova "pensata" di Big G: le Google Local Guides tramite le quali il gigante statunitense cerca di accaparrarsi un ulteriore  monopolio online. Al solito occorre aprire o collegare un proprio account al portale, progettato per dare la possibilità agli utenti di condividere recensioni e opinioni sul proprio territorio. Tra le funzioni, qui è anche possibile inserire fotografie. Saranno queste, adesso ad essere collegate a Google Earth e Maps.

C'è da dire una cosa: a seguire le istruzioni dei vari tool di Google ci si confonde facilmente e spesso non si si trova corrispondenza tra quanto descritto e quanto effettivamente ci appare sul monitor. Ad esempio non risulta chiarissimo il passaggio dalla versione Lite a quella completa di Google Maps.

Il problema si pone in particolar modo nel voler inserire su Google Earth delle fotografie di un luogo non ancora esistente sulla mappa, cosa che risultava facilissimo con Panoramio. In pratica, allo stato attuale, diversamente da quanto indicano le informazioni di Google, non sono riuscito a selezionare una semplice posizione geografica ed aggiungervi una foto.

Al momento l'unica tecnica che sono riuscito ad applicare è stata la seguente.

1) Andare su Google Local Guides, cercare la posizione geografica sulla mappa e creare un nuovo luogo.

2) Attendere che il luogo creato venga approvato, dopodichè selezionarlo e scegliere l'opzione aggiungi foto.

Insomma, un passaggio in più e un'attesa in più rispetto a Panoramio. Big G, per le nostre fatiche ci promette però punti utenti e nuovi badge da poter visualizzare sul nostro profilo!

Buon photosharing a tutti.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Web http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/12/pubblicare-foto-su-google-earth Mon, 12 Dec 2016 10:34:26 GMT
Primi passi nella fotografia del profondo cielo: una foto di M3 http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/fotografia-profondo-cielo-m3 Il "setup" utilizzato per la ripresa di M3Il "setup" utilizzato per la ripresa di M3Canon 70D + Sigma 70-300 apo + Montantura Skywatcher EQ5 Synscan L'astrofotografia è sicuramente un campo di grande fascino nell'ambito fotografico. Questo settore specifico però richiede più che mai strumentazione e tecniche ad hoc per riprendere le meraviglie celesti. Se la ripresa delle costellazioni o della Luna risulta abbastanza basilare, la faccenda si complica di parecchio se si vogliono riprendere i cosiddetti oggetti del "profondo cielo" ovvero i deboli oggetti non stellari come nebulose, galassie e ammassi stellari. C'è da dire che a leggere numerosi forum o libri di astrofotografia, si viene investiti da una sorta di "terrorismo psicologico" (comune comunque a tutti i settori fotografici), in cui sembra saltar fuori l'opinione che se non si possiedono attrezzature stratosferiche e budget altissimi, non vale neanche la pena di tentare. Personalmente ho sempre dissentito da queste opinioni, almeno fino quando si parla di hobby: l'astrofotografia non è una gara dove si deve primeggiare sugli altri, è un divertimento, molto tecnico, ma comunque divertimento e ritengo che la soddisfazione non sia tanto quella di ottenere la migliore immagine del mondo, quanto quella di ottenere la migliore immagine possibile con la propria strumentazione. Certo, anche per questo c'è bisogno di tentare e ritentare e la curva di apprendimento a volte è parecchio ardua. Ma altrimenti, dove sarebbe il bello?

Ma qual è l'attrezzatura minima per cominciare a fotografare qualche facile oggetto del profondo cielo?

  1. Una fotocamera con modalità manuale.
  2. Un obiettivo con una focale sui 200-300 mm (in questo caso le fotocamere col sensore ridotto ci aiutano "regalandoci" un po' di focale extra).
  3. Una montatura con un motorino di inseguimento per compensare il movimento apparente della volta celeste o, in alternativa, un treppiede con un astroinseguitore.
  4. Un paio di software per l'elaborazione delle immagini: Deep Sky Stacker (gratuito) e un software di fotoritocco a nostra scelta.

Sul punto 3, in particolare, si può dire che si può cominciare anche senza inseguire con pose molto brevi e iso molto elevati. In questo caso però i risultati saranno veramente minimali (si può trovare qualche esempio nelle mie gallerie visto che per un po' per mancanza di budget mi sono dedicato a questa tecnica). Inoltre il rumore di fondo affliggerà inevitabilmente le nostre foto.

Questo articolo non ha la pretesa di essere un tutorial, semplicemente, pochi giorni fa, ho fatto un test di fotografia sull'ammasso globulare M3 ed ho pensato di riportare, in maniera molto libera, alcune impressioni e annotazioni. Nulla di nuovo per chi già pratico questo tipo di fotografia, mentre magari può esserci qualche dritta utile per chi pensa di cominciare.

Innanzitutto cos'è M3? Si tratta di un oggetto deep sky, per l'esattezza un ammasso globulare, ubicato nella costellazione boreale dei Cani da caccia. E' uno degli ammassi globulari più luminosi ed estesi. In molti pensano che per riprendere un ammasso globulare occorra necessariamente un telescopio e anche grande. Non è del tutto vero. Questi oggetti sono molto densi e per riprenderli nel pieno del loro splendore occorre un telescopio di grande diametro che permetta di risolvere anche le stelle all'interno del nucleo. Anche con una piccola focale è però già possibile immortalarne le caratteristiche salienti.

Mappa stellare per individuare M3Mappa stellare per individuare M3Author: Roberto Mura/Wikicommons Oltre ad un'attrezzatura minima, c'è da dire che anche la location e la serata non erano proprio delle migliori. Le riprese sono state effettuate dal centro di una cittadina di medie dimensioni con parecchio inquinamento luminoso. Il cielo, inoltre era un po' velato. Pazienza, l'importante è divertirsi!

L'attrezzatura (o meglio il setup come si usa dire oggi) era composto da una fotocamera Canon Eos 70D, un teleobiettivo Sigma 70-300 Apo e una montatura motorizzata Skywatcher EQ5 Synscan. Non si è usata alcuna autoguida (e si vede anche perchè la foto risulta un po' mossa).

A differenza di quanto si faceva fino a 10-15 anni fa con la pellicola, quando era necessario effettuare un'unica lunghissima ripresa, oggi, le cose, per l'astrofotografo, si sono notevolmente semplificate. Si effettuano infatti una serie di riprese identiche che vengono poi "integrate" tra di loro, con un apposito software (es. Deep Sky Stacker), insieme ad una serie di pose tecniche (dark, flat, bias). Dopo un tempo di elaborazione variabile, dipendente dalla velocità del nostro computer, otterremo la tanta agognata immagine finale.

Una volta montata l'attrezzatura e una volta allineata la montatura motorizzata alla polare, la domanda da porsi è: che tempi e diaframmi impostiamo?

L'idea è quella di utilizzare il tempo massimo utile, magari cercando di non alzare troppo gli ISO visto che questi incrementeranno il rumore. Pertanto ho portato la focale del tele a 300 mm (focale equivalente 460 ca.), ho puntato una stella luminosa e ho ingrandito sullo schermo live view per metterla a fuoco (ma qui, a vedere l'immagine finale, avrei potuto essere più accorto visto che vi è una leggera sfocatura). Poi ho puntato l'oggetto desiderato (M3, in questo caso la montatura Synscan, sebbene non indispensabile, è una grande comodità). Infine ho effettuato alcune pose di prova di cui ho controllato subito l'istogramma fino ad ottenere una curva parecchio spostata verso sinistra ma che comunque no risultate del tutto sottoesposta da nessuna parte. In particolare, sotto un cielo cittadino, non hanno senso esposizioni troppo lunghe che satureranno il fondo cielo inquinato. E' risultato che la massima esposizione utile potesse essere di 20", chiudendo un pochino il diaframma (che non guasta, a f/6.3) e con appena 640 iso.

A questo punto occorreva decidere quante pose fare. I migliori risultati si ottengono con integrazioni di 30-60 o più minuti. Personalmente però non volevo poi oberare troppo il pc in fase di elaborazione per cui ho optato per 90 pose, equivalenti ad un'integrazione di 30 minuti. Inoltre ho scelto di fare 15 dark, 15 flat e 9 bias. Ho descritto in un post passato di cosa si tratta. Un intervallometro per programmare le foto risulta molto comodo (io uso un economico Phottix Nikos) ma non è indispensabile. Anzi, anche lo scatto flessibile non è indispensabile visto che si può utilizzare l'autoscatto ritardato per evitare le vibrazioni.

Quando alla fine della sequenza di foto si guardano i primi risultati, questi sembrano del tutto deludenti:

M3, singola ripresa da 20" non elaborataM3, singola ripresa da 20" non elaborataM3, singola ripresa da 20" non elaborata

Singola ripresa non elaborata: Prendendo una foto a caso della sequenza effettuata, l'ammasso M3 si vede a malapena e il fondo cielo ha un brutto colore grigio marroncino. Ma qui comincia la seconda parte del lavoro. Apriamo Deep Sky Stacker e carichiamo le nostre immagini (meglio in raw), i dark, i flat e i bias. Impostiamo i parametri di combinazione (il software stesso ci consiglia) e lanciamo l'elaborazione che durerà abbastanza tempo.

 

 

 

 

 

 

Immagine elaborata con Deep Sky StackerImmagine elaborata con Deep Sky Stacker

Stacking delle immagini: Siate sinceri, dopo aver sommato oltre 100 foto ci si aspetta qualcosa in più, non è vero? In realtà il bello deve ancora venire. L'immagine per quanto possibile sembra ancora peggio di prima: pochissime stelle visibili e M3 è un batuffolino quasi impercettibile. Lasciamo stare le regolazioni di Deep Sky Stacker e passiamo invece l'immagine su un software di fotoritocco. Personalmente uso una vecchia versione (CS6) di Photoshop ma ci sono anche altre possibilità, per esempio il gratuito Gimp.

 

 

 

 

 

M3, stretch dell'istogrammaM3, stretch dell'istogrammaM3, stretch dell'istogramma Stretching: Su questo argomento si sono scritti libri e siti. Ognuno ha la sua tecnica e si migliora solo con tanto duro lavoro, e provando e riprovando con pazienza. Personalmente mi riprometto di ritornare sull'argomento su questo sito appena avrò più tempo ed esperienza da condividere. In sintesi l'operazione da fare sulla nostra foto si riassume con il termine "stretching", dobbiamo migliorare i contrasti, scurendo il fondo del cielo e incrementando la luminosità dei deboli dettagli che vogliamo esaltare. Solitamente si comincia utilizzando strumenti come i "livelli" o le "curve". Qui la nostra immagine comincia già a divenire più interessante e ci rendiamo conto che in realtà no tutto è perduto. Contemporaneamente a questa operazione saltano però fuori ulteriori problemi: dei bruttissimi gradienti (nel mio caso accentuati dall'inquinamento luminoso nella parte bassa), della luminosità irregolare (dovuta alla vignettatura dell'obiettivo), specie se abbiamo realizzato dei flat di cattiva qualità, il rumore di fondo che si amplifica tantissimo. Qui bisogna cominciare ad ingegnarsi. Per eliminare il gradiente esistono diverse tecniche manuali, descritte in siti di astrofili. In vendita, ad un prezzo abbastanza ridotto esistono anche gli utili Astro Tools, una serie di azioni per Photoshop oppure l'ottimo GradienXTerminator che è possibile testare gratuitamente. Per quanto riguarda la riduzione del rumore ogni software di fotoritocco ha i suoi strumenti basilari. Più evoluti sono software come Neat Image (ne esiste anche una versione gratuita che ha però delle limitazioni) oppure, da poco, è possibile scaricare gratuitamente la suite Google Nik Collection.

Per il resto il lavoro è molto simile a quello di un artigiano che deve andare a esaminare le varie aree della propria immagine, scurendo e schiarendo in maniera selettiva fino ad ottenere il risultato che maggiormente lo soddisfa.

 Immagine finale: alla fine scegliamo l'ingrandimento che più ci sembra adatto e croppiamo ovvero ritagliamo la porzione dell'immagine che ci pare maggiormente interessante ed ecco finalmente pronta la nostra immagine finale. Magari non sarà un capolavoro ma che soddisfazione. Appena finito viene subito voglia di scegliere un altro oggetto celeste per la prossima ripresa. Un ultima piccola nota, molto spesso per far risaltare meglio l'oggetto ripreso, un utile trucco è quello di smorzare le stelle di fondo campo. Anche per questo esiste una semplice tecnica descritta su numerosi siti.

M3, Elaborazione finale e cropM3, Elaborazione finale e cropM3, Elaborazione finale e crop

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/fotografia-profondo-cielo-m3 Sun, 01 May 2016 10:08:23 GMT
Convertire un video Canon da MOV ad AVI http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/convertire-un-video-canon-da-mov-ad-avi Superficie lunareSuperficie lunareSuperficie lunare Negli ultimi anni il mondo dell'imaging planetario amatoriale si è profondamente trasformato e si è ormai definitivamente consolidata la tecnica denominata "lucky imaging". A differenza di quanto avveniva con l'utilizzo della pellicola, anzichè realizzare una singola immagine del nostro oggetto celeste, oggi si preferisce realizzare un filmato. Questo per ovviare al sempre presente problema del seeing, la turbolenza atmosferica che influisce tantissimo sulla qualità delle immagini degli oggetti del sistema solare. Il video viene poi elaborato tramite appositi software - come il famoso Registax - che permettono di selezionare soltanto i migliori frame tra le centinaia che compongono un filmato e di effettuare un'operazione di stacking, otttenendo, al termine dell'elaborazione, un'immagine finale che è migliore di quella dei singoli fotogrammi.

C'è da specificare che, in realtà, le fotocamere reflex digitali, sebbene ormai supportino anche la registrazione di video HD, per le caratteristiche del loro sensore, non sono lo strumento più adatto per effettuare imaging planetario e vengono superate qualitativamente da CCD e webcam dedicate. Ciò non toglie che se si possiede una di queste fotocamere, senza dubbio, viene prima o poi la voglia di collegarla al telescopio per riprendere i crateri lunari o gli anelli di Saturno. Con un po' di dedizione anche così i risultati possono dare delle belle soddisfazioni.

Qui però cominciano anche i problemi per il fotografo. Le fotocamere Canon infatti registrano video soltanto in formato .MOV mentre i software come Registax accettano in entrata video in formato .AVI non compresso. L'operazione di conversione non è affatto immediata e intuitiva e soltanto dopo lunghe ricerche su internet e vari tentativi "a vuoto" mi è stato possibile trovare la corretta procedura per convertire i MOV della mia Canon 70D in AVI.

La procedure viene esposta di seguito. Se non si vuole effettuare la conversione del file esistono anche altri due modi per aggirare il problema: effettuare la registrazione con la fotocamera Canon direttamente connessa a computer e utilizzando un software come EOS Camera Movie Record oppure convertendo il filmato . MOV in una sequenza di immagini .BMP (anch'essa elaborabile da Registax). Questa ultima operazione può essere effettuata tramite il software Image Browser EX in dotazione con tutte le fotocamere Canon. A quanto pare anche software astronomici come Autostakkert! 2 consentono la conversione o l'utilizzo diretto dei MOV, non ho però avuto modo di testare questa opzione.

 

Conversione di un video Canon da .MOV in formato .AVI

La procedura descritta qui di seguito è stata estrapolata mettendo insieme le informazioni contenute in due articoli pubblicati su metrolinaszabi.blogspot.com e www.daktronics.com

 

1) Scaricare il software Virtualdub: Virtualdub è un software gratuito di video editing e può essere scaricato dal sito ufficiale, http://www.virtualdub.org/

2) Installare Quicktime: per leggere il formato video .MOV occorre installare anche il software della Apple Quicktime ed il relativo plugin per Virtualdub. Quicktime è scaricabile gratuitamente dal link http://www.apple.com/quicktime/download/ .

Occorre poi scaricare l'apposito plugin per Virtualdub dal nome "QuickTime / MPEG-4 / 3GPP (MOV MP4 M4V M4A QT 3GP 3G2)" (by fccHandler). Questo è reperibile al seguente link: http://www.videohelp.com/software/VirtualDub.

Una volta scompattato il file zip saranno disponibili due file, Quicktime.vdplugin per la versione a 32 bit e Quicktime64.vdplugin per quella a 64 bit. Aprite la cartella nella quale avete installato Virtualdub e, a seconda della versione del vostro sistema operativo copiate il primo file in una cartella denominata "plugins32" oppure "plugins64". Una volta effettuata questa operazione e lanciato Virtualdub, questo sarà in grado di aprire anche i video . MOV.

Adesso occorre però ancora installare il codec adatto per poter convertire i file .MOV in .AVI non compressi.

3) Installare il codec per la conversione: Il codec adatto si chiama "x264vfw" ed è scaricabile da Sourceforge al link: http://sourceforge.net/projects/x264vfw/?source=typ_redirect Una volta scaricato il file provvedete a installarlo sul vostro pc.

4) Conversione da .MOV a . AVI: A questo punto lanciamo Virtualdub e apriamo il video realizzato con la nostra fotocamera Canon che desideriamo convertire (andando in File > Open video file...).

Selezioniamo poi la giusta opzione di conversione andando in Video > Compression... e selezionando poi "x264vfw - H.264/MPEG-4 AVC codec".

Fatto questo salviamo il file nella nuova versione andando su File > Save as AVI...

 

In questo modo avremo finalmente convertito il nostro video in formato AVI non compresso, adatto per essere elaborato da software astronomici come Registax e potremo così utilizzare anche la modalità video della nostra fotocamera Canon per riprendere gli oggetti del sistema solare con il lucky imaging.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/convertire-un-video-canon-da-mov-ad-avi Sat, 07 Nov 2015 14:30:00 GMT
Canon 70D e wireless flash http://www.sicilystockphoto.com/blog/2014/11/canon-70d-wireless-flash Impostazione controlli del flashImpostazione controlli del flashImpostazione controlli del flash Un'interessante funzionalità integrata nella Canon 70D - così come in altri modelli di fascia medio-alta - è la possibilità di pilotare in maniera wireless uno o più flash slave, staccati dalla fotocamera. Questa è un'opzione possibile con qualsiasi reflex ma, in genere richiede l'uso di trigger radio, fotocellule o cavetti mentre qui la funzionalità wireless ottica è già presente nella fotocamera. Essendo un profano del settore, inizialmente, ho avuto qualche difficoltà a capirne ne esatte funzionalità e come configurarle. Questo anche perchè le informazioni fornite dal manuale Canon e da quello del flash erano abbastanza scarne. Ecco allora che ho deciso di scrivere questo piccolo post affinchè altri, nella mia stessa condizione possano trarne vantaggio. Commenti, integrazioni o eventuali rettifiche da parte dei lettori sono, come sempre, bene accette.

Nel mio caso specifico non ho fatto uso di uno speedlite Canon bensì di un flash Metz, il Mecabiltz 50-AF1, scelta fatta in passato per la sua maggiore economicità e per la quantità di funzioni offerte a parità di prezzo. Quanto detto di seguito è ovviamente valido per qualsiasi modello di flash che consente di lavorare in modalità slave.

 Cominciamo col dire che la Canon 70D, al contrario di quanto certe descrizioni possano fare intendere, non possiede nessun trasmettitore radio o infrarosso integrato. La comunicazione avviene tramite gli impulsi luminosi del piccolo flash integrato nella fotocamera, che, quindi, deve necessariamente essere aperto per utilizzare questa modalità operativa. Il wireless ottico pone alcune limitazioni rispetto ad altre soluzioni wireless, in primis la distanza Impostazione flash incorporatoImpostazione flash incorporatoImpostazione flash incorporato limitata tra fotocamera e flash slave e poi ancora la necessità di avere linea visiva tra i due, senza ostacoli che si frappongano. Per l'utilizzo in ambiente chiuso e per chi è alle prime armi, questa soluzione va comunque più che bene. Vediamo adesso come configurare questa modalità:

Andiamo sul menù della nostra Canon 70D e scorriamo le opzioni fino a trovare le opzioni per il controllo del flash. Da qui si apre un vasto meù che ci permette di configurare direttamente dalla fotocamera tante opzioni sia per l'uso del flash interno che per quello esterno se montato sulla fotocamera così come per quello slave in modalità wireless ottico. Una volta entrati nel sottomenù possiamo lasciare inalterata la lettura E-TTL2 valutativa e la velocità di sincronizzazione. Non tutti i modelli di flash consentono la comunicazione wireless in modalità E-TTL (sono comunque preferibili). Certi modelli consentiranno di essere pilotati soltanto in modalità "manuale", quindi senza che l'obiettivo della fotocamera fornisca informazioni sulla quantità di luce richiesta per lo scatto. In tal caso toccherà a noi, configurare sul flash esterno manualmente la potenza desiderata. Sul menù selezioniamo adesso "Impostazioni flash incorporato".

Da qui possiamo impostare sei diversi parametri:

Impostazione flash master-slaveImpostazione flash master-slaveImpostazione flash master-slave Modo flash: questa opzioni permette di scegliere se vogliamo controllare il flash slave in modalità E-TTL (per i modelli che lo consentono) o se preferiamo l'impostazione manuale.questa opzioni permette di scegliere se vogliamo controllare il flash slave in modalità E-TTL (per i modelli che lo consentono) o se preferiamo l'impostazione manuale.

- Sincronizzazione otturatore: di default è sulla prima tendina ma per particolari effetti potremmo voler scegliere la seconda tendina.

- Funz. wireless: su questa opzione tornerò in seguito.

- Canale: al pari di come avviene con il controllo wireless via radio, anche con il wireless ottico è possibile impostare diversi canali di trasmissione. Lo scatto del pre-flash infatti non ha soltanto la funzione di attivare una fotocellula ma trasmette una serie di informazioni allo slave tra cui il canale utilizzato. E' ovviamente importante che anche il flash slave venga configurato sullo stesso canale. Questa opzione è utile se si opera in ambienti dove ci sono anche altre fotocamere impostate con la stessa modalità, in modo che non interferiscano tra loro.

- Gruppo flash: Opzione utile nel caso in cui si decida di pilotare diversi flash esterni. Nel nostro caso va bene l'opzione "Tutti".

- Compensazione esposizione: Permette di far scattare il flash in manierà più o meno intensa rispetto a quanto valutato dal sistema E-TTL.

Torniamo adesso all'opzione "Funz. wireless" di cui dicevamo prima. Questa opzione ci permette di decidere in che modo va pilotato il sistema di flash master-slave. Possiamo scegliere tra tre opzioni diverse. La prima scelta ci mostra i 2 flash co il simbolo ":". Con questa opzione possiamo far scattare uno dei due flash ad una frazione di intensità dell'altro. Per inciso il flash master, cioè quello integrato nella fotocamera, scatterà ad una frazione di potenza dello slave, ad es. 1/16, 1/32 ecc. Non è possibile fare il contrario in quanto si parte dal presupposto che il flash esterno abbia un numero guida ovvero una potenza superiore al flash della fotocamera.

Impostazioni del flash slaveImpostazioni del flash slaveImpostazioni del flash slave La seconda opzione è quella che prediligo e che ci mostra il solo disegno del flash slave. In questo caso scatterà soltanto il flash esterno e non quello master. Preferisco questa opzione in quanto la luce frontale, tranne rare eccezioni, non offre grandi risultati in fotografia per cui, per la nostra foto, utilizzeremo soltanto il flash esterno nella posizione, inclinazione e altezza che abbiamo scelto (tenendo conto dei limiti del sensore ottico). Durante i primi esperimenti con questa opzione sono stato tratto in inganno dal fatto che anche il piccolo flash della fotocamera continuasse a scattare, sebbene fossi convinto di averlo disattivato. Otticamente può sembrare così ma in realtà si tratta soltanto dell'impulso luminoso che fornisce le informazioni al flash slave. Vi è un'intervallo di tempo (infinitesimale) tra lo scatto del primo e del secondo. Quando scatta il flash integrato l'otturatore della fotocamera è ancora chiuso e pertanto non influisce sulla foto. L'otturatore si apre soltanto nel momento dello scatto del secondo flash.

La terza opzione ci mostra i 2 flash ed il simbolo "+". Come è facile immaginare con questa opzione dell'immagine si sommano le potenze di entrambi i flash.

Affinchè il tutto funzioni, ovviamente dovrete regolare anche il vostro flash esterno (qui dovrete fare riferimento al manuale del flash). Nel caso del Metz 50 è stata impostata la modalità slave (SL), il gruppo di flash A, il canale di trasmissione 1 e la massima apertura della parabola del flash (per focale obiettivo di 28 mm).

A questo punto non ci rimane che scegliere il nostro campo: portrait, still-life, macro, food photography ecc. e cominciare a fare prove. In questo modo di apre a noi un nuovo campo operativo in cui si può optare tra infinite modalità. Oltre alla posizione, inclinazione, potenza del flash, potremmo ad es. scegliere di non usarne la luce diretta bensì di farla rimbalzare su una parete o di utilizzare dei modificatori di luce. E ancora di porre di fronte al flash un riflettore per ammorbidire le ombre. Importante è anche avere un supporto per il flash esterno. Esistono dei semplici supporti da tavolo, dal costo di pochi euro oppure degli adattatori per montare il flash su un treppiede o uno stativo, agganciandovi anche un ombrello, Questi accessori costano in genere poche decine di euro.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Canon 70D attrezzatura flash http://www.sicilystockphoto.com/blog/2014/11/canon-70d-wireless-flash Sat, 01 Nov 2014 12:30:00 GMT
Aumentare la nitidezza di un'immagine con Photoshop http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/aumentare-la-nitidezza-di-unimmagine-con-photoshop Unsharp mask di PhotoshopQuasi ogni fotografia trae giovamento da un leggero aumento della nitidezza, operazione che può essere anche abbastanza marcata se si tenta di recuperare delle immagine evidentemente sfocate. Il problema che spesso ci si pone è quale tra le diverse opzioni offerte da Adobe Photoshop utilizzare. La versione CS6, ad esempio, nel menù Filtro>Nitidezza, permette di scegliere tra ben 5 opzioni:

  • Bordi nitidi
  • Maschera di contrasto
  • Nitidezza
  • Nitidezza avanzata
  • Nitidezza maggiore

Le considerazioni presenti in questo piccolo articolo nascono dal confronto tra le opinioni espresse da diversi libri e siti internet specialistici ed in parte anche da test personali.

Iniziamo col dire che se intendiamo regolare con una certa precisione il fotoritocco della nostra immagine, la scelta, inevitabilmente, ricade su Maschera di contrasto (Unsharp mask) o Nitidezza avanzata (smart sharpen). Photoshop infatti consente di raggiungere gli stessi risultati con diversi metodi e mette a disposizione anche parecchie funzioni automatizzate, pensate per i principianti, che spesso però non consentono di regolare con precisione i ritocchi.

Quando avete intenzione di aumentare la nitidezza delle vostre immagini, tenete presente che solitamente si tratta dell'ultima operazione di fotoritocco che viene eseguita. Tra l'altro, se l'immagine presenta rumore e disturbi, conviene prima filtrare il rumore, pena il rischio di vederlo maggiormente definito dopo l'operazione di sharpening.

I filtri di sharpening funzionano diversamente su immagini di diverse dimensioni. Valutate quindi con cura se lavorare col l'immagine originale o ridimensionata. A volte, inoltre, si ottengono risultati migliori applicando diverse volte lo sharpening in piccola quantità anzichè una sola volta.

La scelta tra unsharp mask e smart sharpening è veramente dura. Il primo è un filtro storico di Photoshop che prende il nome da una tecnica già utilizzata con la fotografia tradizionale mentre il secondo è stato introdotto a partire dalla versione CS2 di Photoshop. Opinione molto diffusa è che grossomodo i risulati ottenibili sono gli stessi per cui molti fotografi di vecchia data continuano ad utilizzare l'unsharp mask che hanno utilizzato per anni. I parametri regolabili con lo smart sharpen sono veramente tantissimi e vanno spesso oltre le conoscenze basiche di Photoshop. L'unsharp mask o maschera di contrasti, invece, ha tre parametri: fattore, raggio e soglia. Il primo. Il fattore viene regolato in percentuale (da 1 a 500) e regola il contrasto tra i pixel chiari e quelli scuri; il raggio indica quanti pixel nella zona di soglia verranno coinvolti nello sharpening; soglia indica a Photoshop quanta differenza vi deve essere tra due pixel in modo che Photoshop li consideri margine.

Col tempo e con la pratica ognuno troverà le impostazioni personali migliori, che potranno anche essere salvate. Un utile ed indicativa base di partenza viene data in un capitolo del libro "The Adobe Photoshop CS6 book for digital photographers" di Scott Kelby. Eccovi qualche esempio:

  • Leggero > fattore: 120%  raggio 1  soglia: 10
  • Moderato > fattore: 120%  raggio: 1  soglia: 3
  • Massimo > fattore: 65 %  raggio: 4  soglia: 3
  • Multiuso > fattore: 85%  raggio: 1  soglia: 4
  • Web> fattore: 200% (anche 400%)  raggio: 0,3  soglia: 0

Per quanto riguardo lo smart sharpening, invece, parlando per esperienza personale, lavorando con immagini da 6 Mpx mi trovo spesso bene con valori di fattore 30-50% e raggio 3-5px. Un'altra tecnica interessante, citata in molte pagine web e anche nel libro sopraindicato, è l'high pass sharpening che prevede di duplicare il livello di sfondo, applicare un filtro high pass (accentua passaggio) e poi cambiare il blend mode in hard light (luce vivida).

Ma più di mille parole valgono senz'altro i fatti. Ecco, allora, che ho provato ad applicare le varie configurazioni su un crop di una pessima immagine di un fenicottero, piuttosto sfocato. Potrete valutare da voi i risulati e decidere quale opzione fa più al caso vostro.

 

 

originale, crop 100%

origin

f:120 - r:1 - s:10 (Leggero)

120-1-10

f:120 - r:1 - s:3 (Moderato)

120-1-3

 f:65 - r:4 - s:3 (Massimo)

65-4-3

 

 f:85 - r:1 - s:4 (Multiuso)

85-1-4

 f:200 - r:0,3 - s:0 (Web)

200-03-0

Smart sharpening f:50% r:5px

smart-5-5

High pass 1px

hp-1

 

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Photoshop http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/aumentare-la-nitidezza-di-unimmagine-con-photoshop Thu, 12 Dec 2013 12:15:00 GMT
Scegliere un monitor low-cost per fotoritocco http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/monitor-low-cost-fotoritocco Monitor AOCMonitor AOCMonitor AOC Arriva prima o poi per tutti, vuoi per piacere o vuoi per necessità, il momento di cambiare il monitor del proprio pc. La gamma di prodotti offerti ai prezzi più disparati è oggi vastissima ma, quanti si interessano di fotografia e fotoritocco farebbero bene a studiare un po' meglio le caratteristiche dei vari prodotti in vendita per stabilire quello più adatto alle proprie esigenze. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di monitor progettati per grandi prestazioni per i videogame o per la riproduzione di film che non sempre sono necessariamente il meglio per quanto concerne il fotoritocco.

Ora, se il vostro budget è abbastanza elevato la scelta cadrà quasi sicuramente sui prodotti Eizo che sono al vertice della qualità per quanto riguarda i lavori fotografici. Ma cosa fare invece se il nostro budget è molto ridotto, ad esempio 200 € o anche meno?

Non disperiamo: sicuramente non potremo acquistare un prodotto paragonabile con quelli che costano diverse centinaia di euro in più ma possiamo fare di necessità virtù e cercare di spendere i nostri soldi nel miglior modo possibile.

Cominciamo col dire che la grande maggioranza dei monitor LCD in commercio usa una tecnologia TFT mentre per il fotoritocco è più consigliabile la tecnologia IPS (In plane switching). L'IPS ha nei propri punti di forza una riproduzione cromatica molto fedele e ottimi angoli di visione.

Le dimensioni del monitor dipendono dal vostro budget anche se, ovviamente, un numero maggiore di "pollici" facilita il lavoro di fotoritocco e consente anche l'utilizzo di una maggiore risoluzione senza rimpicciolire troppo icone e scritte sullo schermo. Converrebbe non andare sotto i 24-25". Resta sottointeso che i monitor esterni sono senza dubbio consigliati rispetto a quelli dei portatili.

Per quanto riguarda le proporzioni sono praticamente scomparsi gli schermi con rapporto 4:3, oggi la scelta si concentra tra i 16:9 ed i 16:10. Questi ultimi risultano più comodi per le operazioni di fotoritocco concedendo un po' di larghezza in più ma sono in genere appannaggio dei modelli di fascia medio-alta. Per la fascia entry bisognerà accontentarsi dei modelli 16:9 più indicati per la visione di film e video. Per lavorare sulle immagini sono meglio gli schermi opachi rispetto a quelli lucidi, oggi tanto diffusi e che attirano subito l'attenzione sugli scaffali dei negozi. Per quanto riguarda la risoluzione, più elevata è, meglio è. Per il fotoritocco l'ideale e lavorare sempre con la risoluzione nativa del monitor che non dovrebbe essere inferiore a 1920x1080. Su monitor di piccole dimensioni questo si tradurrà in icone e scritte piuttosto piccole.

Uscite monitorUscite monitorUscite monitor Andando a spulciare la scheda tecnica dei monitor in commercio e confrontando diversi modelli tra loro, conviene sempre optare per un elevato rapporto di contrasto, un basso tempo di risposta e un pixel pitch piccolo.

Assicuratevi anche che il monitor disponga un ingresso dello stesso tipo presente sulla scheda video del vostro PC, altrimenti dovrete utilizzare un adattatore, I cavi VGA tendono ad essere ormai superati mentre sono sempre più diffusi gli HDMI.

Come detto, con un budget elevato è facile trovare dei monitor di qualità mentre con una piccola spesa occorrerà concentrasi su pochi modelli per trovare qualcosa che fa al caso nostro. Tra le marche che producono schermi IPS entry level vi è la Asus, AOC e Samsung, Ottime scelte al momento attuale possono essere l'AOC i2369vm oppure l'Asus vs239hr, entrambi da 23" e con prezzi compresi tra 160 e 200 €.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) attrezzatura monitor http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/monitor-low-cost-fotoritocco Tue, 10 Dec 2013 14:30:00 GMT
La cometa Lovejoy dalla città http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/cometa-lovejoy-dalla-citta Cometa Lovejoy dalla cittàCometa Lovejoy dalla cittàCometa Lovejoy dalla città Il 2013 è stato un anno particolarmente prolifico di comete luminose per gli astrofili. Nel mese di Novembre, mentre si è in attesa dell'arrivo della cometa ISON, all'improvviso è spuntata un'altra cometa di discreta luminosità: la C2013/R1 Lovejoy. In realtà le condizioni osservative per questa cometa non sono state del tutto ottimali. Sebbene sia vero che era visibile abbastanza alta in cielo, bisogna anche dire che la visibilità era concentrata nelle ore che precedono l'alba. La Luna prima ed il maltempo poi hanno ulteriormente ridotto le possibilità osservative per questa cometa. Nonostante ciò ho voluto fare un tentativo di riprenderla, sebbene soltanto dal centro urbani di Siracusa, con una magnitudine stellare limite che non arrivava alla 3. In un binocolo 10x40 la Lovejoy non risultava visibile ma, inquadrando il campo, precedentemente individuato con Stellarium, è stato possibile riprendere un tenute batuffolino nebuloso che con un po' di fantasia può anche fare immaginare una piccola coda.

Oltre alle pessime condizioni osservative, anche l'attrezzatura fotografica era del tutto inadeguata e, pertanto, ci si può ritenere soddisfatti dei risultati in relazione agli strumenti usati. Non si sono usati nè telescopio nè motorino di inseguimento. La reflex, una Canon EOS 300D con firmware modificato è stata impostata su sensibilità 3200 iso e montata su un treppiede fotografico.
Per l'esposizione massima senza inseguimento si è fatto riferimento al piccolo programmino sviluppato per questo sito che ha indicato un max di 4 sec. che erano anche troppi date le condizioni del fondo del cielo. Pertanto sono state fatte delle pose da 2,5" utilizzando un tele Sigma 70-300 apo a 100 mm e 170 mm di focale. Sotto riporto un'immagine con affiancata la mappa di Stellarium mentre sopra un crop della cometa.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/cometa-lovejoy-dalla-citta Wed, 20 Nov 2013 14:30:00 GMT
Campi stellari puntiformi http://www.sicilystockphoto.com/blog/2013/1/campi-stellari-puntiformi Costellazione dell'orsa maggiore o grande carroCostellazione dell'orsa maggiore o grande carroCostellazione dell'orsa maggiore o grande carro Uno dei soggetti più semplici nella fotografia astronomica sono i campi stellari, ovvero la ripresa di porzioni di cielo contenenti una o più costellazioni o anche solo una parte di una costellazione. L'attrezzatura necessaria è veramente minima: un treppiede ed una fotocamera su cui sia possibile impostare manualmente lunghi tempi di esposizione. Ci renderemo presto conto che più alto sarà il tempo di esposizione che impostiamo e maggiore sarà il numero di stelle che rimarranno impresse nel nostro sensore o nella nostra pellicola, specie se scegliamo di fotografare lontani dall'inquinamento luminoso dei cieli urbani.

Un'altra cosa di cui però ci renderemo presto conto è che allungando i tempi di esposizione, anche le stelle sul nostro fotogramma non saranno più puntiformi ma tenderanno ad essere delle "strisciate" o degli "archetti". La situazione peggiora utilizzando obiettivi con focali elevate e, pertanto, un maggiore ingrandimento. Questo è dovuto a moto di rotazione della Terra intorno al proprio asse e può essere risolto soltanto con l'utilizzo di un particolare motorino di inseguimento. Questo tipo di motorini possono essere degli astroinseguitori, da applicare ad un treppiede oppure i motorini StartrailsStartrailsStartrails della montatura di un telescopio, sul quale montare la fotocamera in parallelo. In ogni caso questo comporta una spesa di diverse centinaia di euro oltre ad un maggiore peso di trasporto e tempi più lunghi per allineare la strumentazione.

Esiste però ancora un'alternativa per evitare di ottenere "strisciate di stelle" sulle nostre fotografie. Si tratta di calcolare il tempo massimo di esposizione per ottenere stelle puntiformi. Questo valore è calcolabile con la seguente formula:

T.Max= 550/ (F Cos Decl)

dove T.Max è il nostro tempo massimo in secondi, F è la focale dell'obiettivo e Decl è la declinazione del campo inquadrato.

Per facilitare il calcolo ho realizzato il piccolo script pointstar che potete utilizzare da questa pagina.

Il tempo massimo diminuisce all'aumentare della focale utilizzata. E' importante che nel calcolo si utilizzi la focale equivalente. Nelle fotocamere a pellicola, corrisponde alla focale dell'obiettivo stesso, così come nelle digitali full frame. Nelle digitali con sensore ridotto occorre invece moltiplicare la focale dell'obiettivo per il rapporto di ingrandimento.

Sfera celeste (Wikipedia)Sfera celeste (Wikipedia)Sfera celeste (Wikipedia) L'altro fattore determinante per la durata dell'esposizione massima è la declinazione. Si tratta di una delle coordinate (insieme all'ascensione retta) con cui vengono individuate le stelle sulla sfera celeste. La declinazione va da 0° a 90° positivi o negativi. Le stelle che hanno coordinate vicino allo 0, l'equatore celeste, ruotano molto più rapidamente delle stelle che si avvicinano ai 90° ovvero le stelle circumpolari vicine ai poli celesti. Anzi, una stella teoricamente posta a 90° (la stella polare vi è molto vicina ma non esattamente coincidente) rimane sempre puntiforme e pertanto si può utilizzare un tempo di esposizione infinito. Ovviamente la vostra fotocamera inquadrerà un campo più o meno grande, spesso di diversi gradi, a seconda della focale utilizzata. Abbiate pertanto l'accortezza di utiizzare per il calcolo la declinazione più bassa presente nel campo, ovvero quella parte che si sposterà più rapidamente. La declinazione può essere dedotta da dei libri di astronomia con degli atlanti stellari o dai tanti software astronomici, anche gratuiti, che si possono scaricare da internet (ad es. Stellarium).

Con un po' di pratica presto vi farete un'idea dei tempi necessari -spesso frazioni di secondo nei pressi dell'equatore e pochi secondi vicino ai poli- e potrete ottenere risultati molto soddisfacenti. Per concludere, eccovi ancora una piccola tabella riassuntiva con alcune delle coppie focale/declinazione più comuni:

Tempi massimi di esposizioneTempi massimi di esposizioneTempi massimi di esposizione

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2013/1/campi-stellari-puntiformi Sat, 26 Jan 2013 07:04:00 GMT
Blue hour e golden hour http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/blue-hour-e-golden-hour Una "buona luce" è sicuramente una caratteristica fondamentale per la riuscita di una fotografia, sia essa un ritratto o un paesaggio. In particolare, per quanti amano riprendere paesaggi e panorami, le ore della giornata con il sole a picco, che produce contrasti forti ed ombre nette, sono, nella maggior parte dei casi, quelle meno indicate per le riprese fotografiche. Ecco allora che nasce il concetto di blue hour e golden hour, come vengono chiamate in inglese, per indicare quei momenti della giornata in cui la luce è ottimale per effettuare delle fotografie. Che cosa sono ?

La blue hour, l'ora blu, è quel periodo del crepuscolo -indipendentemente dal fatto di essere all'alba o al tramonto- in cui non vi è nè piena luce e tantomeno piena oscurità.

Durante questo periodo di tempo la luce è particolarmente morbida e si presta alla realizzazione di immagini uniche. Pensate ad esempio ad un orizzonte multicolore dove si alternano un'infinita serie di gialli e rossi, residui del sole tramontato,  e che vanno a trasformarsi in un blu sempre più scuro man mano che si alza l'inquadratura. E' anche il momento in cui è possibile riprendere edifici, monumenti e skyline cittadine con le luci notturne già accese ma ancora UNO city in Vienna (Austria)UNO city in Vienna (Austria) debolmente illuminate dagli ultimi (o primi, per i più mattinieri) chiarori del giorno. La blue hour è il momento ideale per creare scatti drammatici con neri nuvoloni che, ad esempio, si addensano nel cielo.

Che cos'è allora la golden hour ? Si tratta di un momento della giornata molto vicino alla blue hour ma che offre una qualità della luce notevolmente diversa. Se durante la blue hour il sole è già tramontato sotto l'orizzonte, la golden hour è invece l'ultima o la prima ora di sole nell'arco della giornata. E' chiamata anche magic hour e pervade il paesaggio di un delicato colore dorato. La luce risulta soffusa e le ombre morbide e delicate. La golden hour è particolarmente indicata per foto di paesaggi da favola anche per ritratti grazie alla splendida illuminazione naturale offerta.

Come trarre vantaggio allora della blue hour e della golden hour ? Ovviamente programmando i propri scatti fotografici in anticipo. Va premesso che, date le scarse condizioni di illuminazione, un treppiede sarà praticamente indispensabile per le riprese.

Tramonto sul porto grandeTramonto sul porto grande Il momento della giornata in cui si verificano la blue e la golden hour ovviamente variano nell'arco dell'anno. Occorre allora calcolarle tenendo conto della latitudine geografica. Esistono tanti siti internet che offrono dei calcolatori online. Qui ne segnalo uno che mi è particolarmente piaciuto, il twilight calculator sul sito Jekophoto. Una volta impostata la propria posizione (tramite mappa o coordinate geografiche) e inserita la data desiderata, è possibile calcolare vari parametri: la blue houe e la golden hour (ovviamente), sunrise (alba) e sunset (tramonto) e, per quanti vogliono tutti i dettagli il crepuscolo civile, nautico ed astronomico.

Ora abbiamo tutti gli strumenti e non ci resta che trasferirci sul campo. Buon divertimento allora con la blue e la golden hour !

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Tecnica fotografica http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/blue-hour-e-golden-hour Sat, 15 Dec 2012 02:00:00 GMT
Fotografare le stelle cadenti http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/fotografare-le-stelle-cadenti Nella fotografia astronomica uno dei soggetti più interessanti da fotografare sono le meteore o stelle cadenti. Rispetto a tanti altri soggetti fotografici piuttosto ostici (galassie, nebulose, pianeti) e che richiedono attrezzature specifiche (ccd, astroinseguitori e simili), la fotografia delle stelle cadenti può essere approcciata anche con la strumentazione basilare che molti appassionati di fotografia possiedono già. In aggiunta a questo servono alcune informazioni pratiche per avere buone chance di riuscita. Questo post non si rivolge a quanti già da anni si occupano di astrofotografia ma a quanti, incuriositi dalla fotografia e dall'astrofotografia vorrebbero provare, magari in una calda notte di agosto, a immortalare una meteora.

Per fotografare le stelle cadenti bisogna rispondere ad alcune domande basilari, alcune delle quali più legate alle conoscenze astronomiche piuttosto che a quelle fotografiche.

Quando fotografare le stelle cadenti ?

Facciamo subito una premessa: riuscire a immortalare una meteora è perlopiù un colpo di fortuna. E' praticamente impossibile prevedere quando e dove apparirà esattamente in cielo una stella cadente. Sebbene sia possibile avere la fortuna di vedere una meteora durante tutto l'anno, esistono alcuni periodi particolarmente propizi. Si tratta di quei periodi in cui sono attivi determinati "sciami meteorici" ovvero quando l'orbita della Terra attraversa una zona dello spazio ricca di pulviscolo che può incendiarsi a contatto con l'atmosfera creando la tipica scia delle meteore che vediamo per qualche secondo. Il periodo più celebre è quello intorno al 12 di Agosto con le Perseidi (le lacrime di San Lorenzo che secondo la tradizione cadono il 10 di Agosto), ma anche Novembre è propizio con le Leonidi intorno al 17 Novembre o Dicembre con le Geminidi. Sul sito dell'associazione di astrofili CODAS trovate un utile elenco di tutti gli sciami meteorici attivi durante l'anno. Conviene scegliere le "date di picco", quelle di maggiore attività e concentrasi su quegli sciami che hanno uno ZHR (frequenza oraria teorica) piuttosto elevato.

Ok, ma detto questo non basta questo. Va aggiunto che ci sono alcune ore della notte che saranno meglio di altre (questo viene calcolato di anno in anno). Questo tipo di dati si trova su siti come la sezione meteore dell'U.A.I (Unione Astrofili Italiani). E' inoltre importante controllare la fase della luna e l'orario del sorgere e del tramontare del nostro satellite. La Luna crea infatti molta luminosità che ci intralcerà nell'osservazion e fotografia delle stelle cadenti. Annullate la vostra serata in programma se quella sera vi sarà la Luna quasi piena o semplicemente oltre il primo quarto.

Dove cadranno le stelle cadenti ?

Una volta scelta la serata adatta rechiamoci in un luogo opportuno. Più il cielo è buio e meglio è. Inutile dire che il più delle volte le nostre città producono troppo inquinamento luminoso per ottenere risultati decenti. Molto meglio fare qualche chilometro ed andare in campagna o in montagna.

Il problema che ci poniamo adesso è dove puntare la nostra fotocamera. Il cielo è molto vasto. Qui rientra in gioco il fattore fortuna. Non esistono regole assolute. Ogni sciame meteorico prende il nome da una costellazione, quella dove cade il cosiddetto "radiante". Nel caso delle Geminidi, ad esempio, prolungano immaginariamente la coda delle meteore, finiremmo sempre in una piccola area della costellazione dei Gemelli. Questo però non vuol dire che le meteore cadranno solo là. Se appaiono vicino al radiante avranno una coda piuttosto piccola o addirittura puntiforme se vengono nella nostra direzione (poco affascinante esteticamente). Quelle lontane dal radiante hanno code più lunghe. A mio avviso metà della distanza in cielo, dal radiante è sempre un buon compromesso, optando per la scelta la zona di cielo più buia e non troppo bassa sull'orizzonte, a meno che nella vostra fotografia non vogliate anche ottenere un effetto estetico con il panorama terrestre.

Il momento esatto in cui scattare non è conosciuto. I siti web di astronomia comunicano sempre l'orario del picco massimo, il migliore (solitamente in ora di Greenwich, UT, per cui ricordatevi di sommare 1 o 2 ore a seconda se si è in inverno o in estate. A cavallo del picco massimo dovrete programmare una serie di fotografie, tutte con caratteristiche simili. Più ne fate e più tempo coprite e maggiori possibilità avrete di "beccare" una meteora.

Che obiettivo usare per le stelle cadenti ?

L'articolo di questo blog, sebbene si rivolga ad astrofili amatoriali dotati di attrezzatura minima, richiede di avere almeno una fotocamera con obiettivi intercambiali e regolazioni manuali (scatto continuo) e un treppiede fotografico.

Quale tipo di obiettivo è allora il più appropriato. Un obiettivo che consente diaframmi molto aperti (tipo 1,4) è sicuramente avvantagiato nella fotografia di questo tipo di soggetti astronomici ma non è un must. E' importante la scelta della focale se si hanno diversi obiettivi a disposizione. Da quanto abbiamo detto sopra, data la casualità dell'apparizione delle stelle cadenti, un grandangolo è sicuramente un vantaggio per avere più probabilità di immortalare una meteora. Attenzione però alla focali troppo corte. La scia delle meteore il più delle volte non è molto lunga e rischiereste di registrare un piccolo trattino sperduto nell'immensità del cielo. Anche qui, a mio avviso la soluzione ideale è un compromesso con focali equivalenti intorno ai 35 mm. Buon campo e un po' di ingrandimento. Montate pertanto la vostra fotocamera sul treppiede e puntate la zona di cielo di vostro interesse. Gli astrofili in genere hanno delle apposite montature con un motore di inseguimento per evitare le tracce stellari ma questo esula da questo post.

E' piuttosto facile che l'autofocus vi dia dei problemi su soggetti così bui. Passate in manuale e focheggiate a mano, magari su una stella molto luminosa. Il diaframma va tenuto molto aperto. Questo perchè le meteore hanno apparizioni istantanee e in quel breve lasso di tempo è importante far raccogliere al sensore più luce possibile.

La sensibilità del sensore ed il tempo di scatto

L'ultima cosa che ci rimane da regolare è il numero di ISO ed il tempo di scatto. Per gli ISO vale quanto detto per il diaframma. Le meteore sono molto veloci e pertanto occorre poter impressionare la loro veloce scia. Più il numero di ISO è alto e meglio questo accadrà. Di contro però alti valori di ISO comportano numeroso rumore di fondo, specie di notte e, se il cielo non è del tutto buio, rapida saturazione del fondo cielo. Io opto sempre per il compromesso. Con la mia vecchia e rumorosa Canon 300D vado intorno agli 800 iso o addirittura 400 se fotografo nei pressi della città. Con fotocamere più moderne questo limite può anche essere alzato un po'. Con le digitali potete fare qualche scatto preliminare di prova. Se usate la pellicola vale lo stesso discorso: compate una pellicola di tale sensibilità.

Un discorso più articolato merita il tema "durata dell'esposizione". In teoria più è lunga e più "teniamo sott'occhio" una porzione di cielo. In pratica questo comporta due problemi

  1. A seconda delle luci vicine o lontane la ripresa andrà a saturarci e darci un fondo del cielo sempre più luminoso in cui eventuali meteore piuttosto deboli scompariranno
  2. La Terra ruota intorno al proprio asse e questo su esposizioni di diversi secondi produrrà delle tracce stellari rettilinee o arcuate.

Con una fotocamera digitale potete fare qualche test e verificare in tempo reale quali esposizioni portano ad un fondo cielo eccessivamente luminoso. Poi dovete decidere che effetto volete ottenere. Se andate per un'estetica particolare potete anche trascurare le tracce di mosso delle stelle. Quasi sempre un'eventuale meteora avrà una traccia rettilinea trasversale e con luminosità non uniforme, pertanto ben distinguibile dalle tracce stellari. Uno sfondo di montagne o di alberi con stelle lineari e meteora di traverso può essere un bel soggetto. Allo stesso modo se puntate la zona del polo otterrete delle belle tracce circolari attorno al polo celeste con una meteora di traverso.

Se invece intendete ottenere delle stelle puntiformi dovrete utilizzare delle esposizioni molto brevi (che si traduce in molte riprese per coprire tempi lunghi e più lavoro per voi). Quale è la posa massima per ottenere stelle puntiformi su treppiede fisso dipende da due fattori: l'obiettivo utilizzato (ovvero l'ingrandimento) e la declinazione delle stelle (ovvero la latitudine celeste delle stelle). Potete fare qualche prova a occhio o se volte essere più precisi e sfruttare al massimo le vostre possibilità potete passare qualche tempo nel programmare gli scatti. Esiste una formula matematica per calcolare la lunghezza massima dell'esposizione:

Esposizione Massima = 550/ (Focale equivalente obiettivo Cos(Declinazione stelle)

Non approfondisco questo argomento perchè spero di preparare a breve un post sul blog dedicato a questo. Per avere dei tempi certi potete mettervi a tavolino prima della vostra serata astrofotografica con un bell'atlante stellare (o al pc con un software), verificare la zona o le zone del cielo che intendete riprendere (nel frattempo avrete capito che avere un po' di dimestichezza col cielo aiuta), individuare la declinazione delle stelle "più meridionali) e calcolare poi quale è la massima posa che potrete permettervi. Posso dire che non di rado, a seguito di una simile seduta di calcolo, progetti di focali spinte e costellazioni equatoriali vengono convertiti in focali ampie e costellazioni circumpolari.

Per l'astrofilo attrezzato ovviamente il problema non si pone in quanto potrà montare la fotocamera in parallelo al proprio telescopio motorizzato.

Adesso abbiamo tutti i dati per tentare la fortuna nella fotografia delle stelle cadenti. Programmate almeno un paio di ore di pose. Una giacca, un thermos di caffè e un po' di compagnia non guastano. Anche uno scatto remoto aiuta per evitare mossi indesiderati, altrimenti utilizzate l'autoscatto.

Software ed elaborazione

Con l'avvento della fotografia digitale i software fotografici sono entrati prepotentemente anche nella vita degli amatori. Anche in questo campo un po' di "post-produzione" aiuta. La cosa più semplice è utilizzare software generalisti del tipo Photoshop o equivalenti anche gratuiti. Con i livelli è possibile scurire un fondo cielo troppo chiaro e aumentare la luminosità delle stelle. Se il fondo cielo ha un brutto colore dovuto alle luci artificiali, una conversione in bianco e nero più migliorare l'estetica. Esistono poi numerosi software a pagamento e freeware specifici per l'astrofotografia. Deep Sky Stacker è uno di questi ma richiede un approccio "più feroce" (si fa per dire) e molto più programmato (e pertanto meno rilassante alla serata). Questo software è in grado di unire numerosi fotogrammi della stessa zona di cielo ottenento un'unica foto di qualità superiore. Anche senza motorino di inseguimento è in grado di riallineare le stelle spostate tra uno scatto e l'altro e ottenere una maggiore magnitudine limite. Può poi elaborare ulteriori scatti chiamati dark, flat, bias ovviando a rumore di fondo, polvere sul sensore ed altri difetti della macchina. Ho scritto una breve introduzione su questa pagina.

In conclusione, consiglio a ogni appassionato di fotografia di tentare almeno una volta di riprendere una meteora. Il tempo utilizzato sarà una piacevole immersione nella natura, nella quiete e nel cielo stellato. Se poi porterete a casa l'immagine di qualche stella cadente sarà una grande soddisfazione per il risultato, sempre suggestivo, ottenuto.

 

Ndr E' probabile che in rete esista qualche script per calcolare il massimo tempo di esposizione. Ogni segnalazione è benvenuta.

Nel post ho cercato di usare un linguaggio chiaro e semplice. Questo non toglie che alcuni termini sono tecnicismi più vicini all'astronomia che alla fotografia. Segnalate pure nei commenti ogni eventuale dubbio o aggiungete vostre esperienze a quanto detto

 


Photo credits (tutte le foto sono sotto licenza creative commons):

  • foto 1 (meteora con stelle puntiformi): T.Armstrong/Flickr
  • foto 2 (meteora vicino alla Vial Lattea): S.Leggio/Sicilystockphoto
  • foto 2 (meteora con stelle circumpolari): P.Ostroff/Flickr
  • foto 3 (meteora con stelle lineari): J.Walker [FAL], via Wikimedia Commons
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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/fotografare-le-stelle-cadenti Sun, 18 Nov 2012 02:15:00 GMT
Consigli per fotografare un bed & breakfast http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/consigli-fotografare-bed-breakfast B&B Kosmos - SiracusaB&B Kosmos - SiracusaFotografia di B&B: giocare con le luci interne ed esterne Fotografare un hotel o un bed & breakfast è un'interessante sfida fotografica (ma anche un settore lavorativo promettente). In genere lo scopo delle fotografie di una struttura ricettiva è di presentarla ai potenziali ospiti su un catalogo, una brochure o un sito internet. Risulta allora importante realizzare un servizio fotografico che valorizzi i punti di forza del B&B evitando di mettere troppo in risalto eventuali debolezze. Resta però assodato, che, soprattutto in questo settore fotografico, le immagini devono essere più veritiere possibili. Il futuro cliente della struttura ricettiva dovrà trovare di persona quanto ha visto in foto. Questo si traduce nel ridurre al minimo interventi di fotoritocco e migliorie digitali per prediligere invece la scelta accurata delle inquadrature e gli obiettivi più adatti al nostro scopo. E' importante programmare una sequenza di scatti che copra tutti i particolari del B&B: esterni, camere, sala colazione, eventuali giardino e piscina.

L'orario in cui effettuare le riprese è di primaria importanza. Avere il sole "di spalle" è quasi d'obbligo per le riprese della facciata. Meglio ancora se il sole B&B Kosmos - SiracusaB&B Kosmos - SiracusaFotografare un B&B: gioco di specchi per dare l'idea dell'ampiezza. non è troppo alto per evitare muri troppo piatti o anche ombre troppo nette dovute a tettoie, alberi ecc. Se ci sono nuvole, cominciate magari dall'interno, sperando che scampino. In caso contrario, via con gli scatti dall'esterno, prima che malauguratamente le condizioni di illuminazione cambino. Aprire serrande e tapparelle è una buona idea per dare un'idea di accoglienza che una struttura ricettiva deve avere.

Le fotocamere digitali permettono di non dover essere parsimoniosi con gli scatti e, pertanto, abbondate pure. Provate varie angolazioni e distanze per le foto esterne e considerate anche di realizzare delle immagini panoramiche sovrapponendo più scatti. In particolar modo per il web può essere utile avere dei formati lunghi che non siano quelli standard. In alcuni casi, nei siti internet è possibile anche integrare foto a 360° quasi ruotabili dall'utente.

Il giardino, quando presente, è sempre molto gradito dai visitatori, pertanto mettete in risalto questo elemento, curando che nelle inquadrature non vi siano elementi che stonino quali cumuli di foglie non raccolti o terriccio sui vialetti. Sedie a sdraio e ombrelloni, se presenti, andrebbero invece aperti per rendere il giardino ancora più invitante.

Per gli interni, gli obiettivi più indicati sono sicuramente i grandangolari. Il Canon 10-22 o il più economico Sigma 10-20 sono delle ottime scelte. E' importante cercare di rendere nelle inquadrature l'ampiezza delle camere. Scegliete pertanto gli angoli come posizione di scatto o anche l'esterno, (attraverso una finestra). Abbassarvi può dare una migliore percezione delle proporzioni.

In molti consigliano per gli interni complicati combinazioni di illuminazione. Personalmente mi sono sempre trovato bene usando solo la luce naturale delle Fotografare B&B: tavola allestita e buffet sullo sfondoFotografare B&B: tavola allestita e buffet sullo sfondo finestre e l'illuminazione della camera. Accendete le luci presenti, danno sempre un effetto particolare alle foto. Eventualmente un riflettore può essere d'aiuto. Un treppiede, soprattutto in assenza di flash, risulta indispensabile. Anche per le camere del bed and breakfast prendete in considerazione degli scatti panoramici. Allo stesso modo, se siete indecisi sugli effetti dell'illuminazione, si può optare per il sicuro rifugio dato dall'HDR (high dinamic range).

Verificate che tende e lenzuoli siano in ordine. Fiori o cesti di frutta possono rendere l'ambiente più colorato ed invitante. Non fidatevi dello schermo piccolino della fotocamera. Verificate l'istogramma di ogni scatto e meglio ancora, collegate la fotocamera ad un portatile per poter verificare lo scatto su uno schermo di dimensioni maggiori.

Non dimenticate di fotografare il bagno, verificando che vi siano gli asciugamani e che il coperchio del wc sia chiuso. A fare la differenza tra diverse strutture sono spesso i servizi aggiuntivi, quindi non mancate di mettere in evidenza TV, climatizzatore e quant'altro caratterizzi la camera.

Bene, fatto il "bed", passiamo al "breakfast". Se la struttura dispone di una sala per la colazione, la miglior soluzione è quelle di fotografarla con la tavola imbandita, per mostrare l'abbondanza dei prodotti offerti dalla casa e l'atmosfera della sala colazione. Anche in questo caso piante, o oggetti di arredamento possono nettamente cambiare la qualità della composizione. Libri, depliant turistici o riviste possono in alcuni casi aggiungere varietà alla foto.

Fotografare B&B: tavola allestita per la colazioneFotografare B&B: tavola allestita per la colazioneFotografare B&B: tavola allestita per la colazione Per tutti gli interni è importante tenere in conto il bilanciamento del bianco. A causa delle luci artificiali o del colore delle pareti, il sensore della reflex può essere facilmente tratto in inganno. Effettuate un bilanciamento preventivo e, soprattutto, scattate in RAW per avere un controllo totale della foto in fase di elaborazione. Con molta probabilità, oltre che sul bilanciamento del colore, sarà necessario intervenire sulle distorsioni causate dall'obiettivo.

Bene, a questo punto non rimane che preparare le memory card e caricare le batterie e tutto è pronto per il prossimo servizio fotografico ad un bed and breakfast.

 


N.B. Le foto a corredo di questo post sono state scattate in occasione di un servizio fotografico realizzato per il B&B Kosmos di Siracusa.
 
Se siete interessati ad un servizio fotografico per piccole strutture turistiche della zona di Siracusa-Ragusa-Catania, potete contattarmi tramite il form di questo sito o direttamente inviando un'email a seleggio@tiscali.it. Per la realizzazione di siti internet potete dare un'occhiata a questa pagina del sito Hermes-Sicily.
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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) Marketing turistico http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/consigli-fotografare-bed-breakfast Tue, 01 May 2012 04:30:00 GMT
Dark frame e flat field in astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/dark-frame-flat-field-astrofotografia Questo vuole essere il primo di una serie di articoletti introduttivi all'astrofotografia, un settore interessantissimo ma che finora ho un po' trascurato in questo sito. L'avvento del digitale ha profondamente modificato le tecniche di ripresa degli astrofotografi che dalle originarie pellicole, dalle lunghe esposizioni e dal difetto di reciprocità si sono trovati a confrontarsi con esposizioni multiple, stacking di frame via software e, appunto, dark frame e flat field per migliorare la qualità delle immagini.

Questi due particolari riprese servono per correggere problemi strumentali che vengono registrati nelle immagini. In pratica, per esaltare la foto astronomica, l'immagine finale viene ottenuta sottraendo il dark frame e dividendo per il flat field.

Ma di cosa stiamo parlando in pratica ?

Dark frame: si ottiene effettuando una ripresa (o spesso anche più) con il coperchio dell'obiettivo o del telescopio chiuso. Le impostazioni di ripresa (tempo di esposizione, iso) devono essere identiche al corpo celeste fotografato. Si otterrà così un'immagine del solo rumore strumentale (circuiti elettronici, pixel difettosi ecc.). E' importante che venga fatto sul campo, nelle stesse condizioni di ripresa in quanto può variare dipendentemente da fattori come la temperatura.

Flat field: serve a correggere la risposta non uniforme dei pixel del sensore. Questa immagine si ottiene nelle stesse condizioni di ripresa del corpo celeste, puntando però il sensore su una superficie uniformemente illuminata. Per il flat field si può ricorrere all'ausilio di un flat field box, anche autocostruito o, in alternativa, alcuni utilizzano anche il naturale cielo del crepuscolo (riprendendo magari poi anche dei dark del flat). Il flat field viene utilizzato per correggere difetti ottici (ad es. vignettatura dovuta alle lenti) o disuniformità dovute al sensore. Vanno presi con la più bassa sensibilità iso disponibile.

Altro tipo di ripresa a volte utilizzato per elaborazioni correttive è il

Bias o offset: questo frame viene ripreso nelle stesse condizioni operative ma con tappo chiuso e con il più veloce tempo di esposizione permesso dalla fotocamera.

Al momento di elaborare la nostra immagine astronomica useremo un apposito software (ad es. l'ottimo e free DeepSkyStacker) per fondere le nostre immagini corregendole al contempo grazie a dark, flat e bias.

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) astrofotografia http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/5/dark-frame-flat-field-astrofotografia Fri, 20 Apr 2012 18:45:00 GMT
Disegnare una polilinea con Photoshop http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/disegnare-polilinea-con-photoshop Di tanto in tanto mi capita di dover disegnare una polilinea su delle immagini. Il più delle volte, nel mio caso, si tratta di tracciare strade o sentieri per la realizzazione di cartine turistiche o archeologiche. La creazione di una polilinea è un'operazione semplicissima in software vettoriali quali Corel Draw o Illustrator. In Photoshop risulta un po' meno intuitiva. Il semplice uso del pennello o della matita, ad esempio, nel mio caso, dava risultati troppo imprecisi. La stessa cosa dicasi per l'utilizzo dello strumento linea. Ecco allora la soluzione che utilizzo e che risulta ottimale per gli scopi sopra descritti.

Una volta preparata l'immagine di sfondo su cui intendiamo disegnare un tracciato più o meno complesso, selezioniamo lo strumento penna. Con questo tracciamo la nostra polilinea (personalmente mi capita spesso, ad esempio, di ricalcare sentieri poco visibili in fotografie aeree).

Una volta terminata questa operazione passiamo allo strumento pennello e selezioniamo i parametri che preferiamo in quanto a diametro, durezza, opacità e colore

Infine apriamo il box tracciati dove vedremo il tracciato appena creato e su cui possiamo compiere varie operazioni. Nel nostro caso utilizziamo l'opzione "disegna il tracciato col pennello" (la seconda da sinistra in basso) che appunto riempie il tracciato con una linea di pennello con le caratteristiche da noi indicate. E' anche possibile riempire il tracciato con un colore.

Con queste poche operazioni abbiamo ottenuto la polilinea desiderata in Photoshop. Nelle immagini del post si può vedere un esempio pratico relativo al disegno di un sentiero di colore rosso ricalcando una poco definita immagine fotografica dell'area archeologica di Pantalica. Per l'esempio è stata utilizzata la versione CS4 di Photoshop ma non credo che anche utilizzando altre versioni l'operazione cambi di molto.

 

 

 

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info@sicilystockphoto.com (Sicilystockphoto.com) photoshop http://www.sicilystockphoto.com/blog/2016/3/disegnare-polilinea-con-photoshop Tue, 28 Feb 2012 08:15:00 GMT